Michele massacrato con 10 coltellate, i periti: «Killer completamente pazzo, Mattia sconnesso dalla realtà anche quel giorno»

Venerdì 20 Maggio 2022 di Federica Serfilippi
Michele massacrato con 10 coltellate, i periti: «Killer completamente pazzo, Mattia sconnesso dalla realtà anche quel giorno»

ANCONA - Un disturbo delirante paranoide che aveva raggiunto il suo culmine nella mattinata dell’8 dicembre 2020: Mattia Rossetti uccise Michele Martedì mentre non aveva alcuna capacità di intendere. Sono, in estrema sintesi, le risultanze della perizia super partes redatta dallo psichiatra bolognese Renato Ariatti e dallo psicologo padovano Marco Samory dopo aver scandagliato la mente del 27enne anconetano accusato, e reo confesso, dell’omicidio del suo ex compagno di scuola, accoltellato più di dieci volte in via Maggini mentre tornava a casa col cane nel giorno dell’Immacolata. 

 

I disturbi

Ieri mattina, davanti alla Corte d’Assise, i due professionisti (sono stati chiamati a periziare proprio dal collegio giudicante) hanno definito lo status psichico dell’imputato, già noto prima del delitto al Centro di Salute Mentale di Ancona. Per quanto riguarda la diagnosi, Rossetti sarebbe affetto da un disturbo delirante paranoide che negli anni «non avrebbe avuto un andamento granitico e lineare, ma fluttuante. Nel 2018 ha avuto una fase acuta della malattia, poi con i farmaci i deliri si sono attenutati. Nell’ultimo anno prima dell’omicidio (con la riduzione della terapia, ndr) i deliri sono aumentati» hanno detto i due professionisti per spiegare il quadro psichiatrico del 27enne, presente a tutte le udienze e difeso dall’avvocato Francesco Linguiti. In questo contesto, «il giudizio di realtà si può definire relativamente intatto». 

I momenti

Ma allora, il giorno del delitto, Rossetti sapeva quello che stava facendo? «La capacità di esaminare la realtà viene alterata perché inserita in una trama delirante. Per noi è esclusa la capacità di intendere quando siamo davanti a una situazione di delirio» hanno detto i consulenti. E ancora: «È come se Rossetti fosse un pianoforte: accordato fino a un certo punto, poi delirante su alcune note». E la tranquillità e l’apparente lucidità mostrata quella mattina, prima di uscire di casa? Dal punto di vista clinico, stando a quanto emerso in udienza, quei momenti non avrebbero rappresentato una contraddizione nei confronti della patologia di Rossetti: i pensieri deliranti non sarebbero scomparsi. Il consulente della procura, lo psichiatra Marco Ricci Messori, aveva sostenuto un parziale vizio di mente dell’imputato al momento dei fatti, non in contrasto con la premeditazione contestata. I due consulenti del collegio penale hanno ravvisato anche una pericolosità sociale insita in Rossetti. I familiari della vittima, morta a 26 anni, sono parte civile con l’avvocato Alessandro Scaloni. Il 3 giugno l’inizio della discussione.

 

Ultimo aggiornamento: 21 Maggio, 07:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA