L'ex compagno di classe ucciso con 12 coltellate per un'ossessione: Mattia Rossetti verso il processo

Martedì 21 Settembre 2021 di Federica Serfilippi
L'ex compagno di classe ucciso con 12 coltellate per un'ossessione: Mattia Rosseti verso il processo

ANCONA - Omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dallo stalking, dai futili motivi e dalla crudeltà. Sono queste le accuse da cui si dovrà difendere tra due mesi Mattia Rossetti, il 27enne anconetano in carcere dallo scorso 8 dicembre dopo aver pugnalato a morte, in via Maggini, l’ex compagno di classe, Michele Martedì, parrucchiere 26enne che quella mattina stava tornando a casa dopo la passeggiata con l’amato Labrador Ares.

 

Il gup Francesca De Palma ha fissato l’udienza preliminare per trattare in aula il delitto: si terrà il 22 novembre. A rappresentare la procura ci sarà il pm Irene Bilotta, a difendere il 27enne l’avvocato Francesco Linguiti che dovrà scegliere se procedere con il rito ordinario oppure abbracciare la via dell’abbreviato che, in caso di condanna, consentirebbe all’imputato di ricevere uno sconto di pena. A smorzare le quattro aggravanti potrebbe esserci un’eventuale attenuante portata dall’esito della perizia psichiatrica. Stando alla relazione del dottor Marco Ricci Messori, al momento dei fatti, Rossetti sarebbe stato affetto da un parziale vizio di mente, caratterizzato da un disturbo paranoide della personalità. 
L’ossessione 
Il movente dell’omicidio? «Mi sentivo preso in giro da Michele, è lui la causa dei miei fallimenti» aveva detto nel corso dell’interrogatorio di garanzia Mattia, noto al Centro di Salute Mentale di Ancona. Al centro dell’ossessione dell’indagato ci sarebbero state anche delle recriminazioni legate a una ragazza e imputate al giovane parrucchiere, colpito con almeno dodici coltellate (di qui l’aggravante della premeditazione) inferte al tronco, alle braccia e al collo. Michele era stato ferito all’altezza del civico 204 di via Maggini. Per quanto riguarda la premeditazione, la procura ne contesta l’esistenza sostenendo una pregressa “costruzione” del delitto. L’indagato, per esempio, avrebbe cercato sul web la connotazione giuridica dell’omicidio premeditato, forse per capire a cosa sarebbe andato incontro nel caso avesse portato a termine quanto già aveva maturato nella sua mente, tanto che qualche giorno prima del delitto si era armato del coltello a serramanico, arrivando persino sotto casa della vittima nel pomeriggio del 7 dicembre (non trovando però il parrucchiere) e registrando una storia social dove veniva insultato l’ex compagno di scuola.
La fuga 
Inoltre, nei giorni precedenti all’omicidio sembra che Mattia avesse cercato informazioni – anche attraverso agenzie di viaggio - per un eventuale trasferimento all’estero, in Inghilterra o Belize. La fuga dopo l’omicidio, in realtà, era durata pochissimo. Il 27enne era stato arrestato dai carabinieri in un palazzo a poche centinaia di metri dal luogo del delitto. Aveva cercato riparo a casa di alcuni conoscenti, facendosi aprire con una scusa. Aveva ancora con sé il coltello utilizzato per ferire quell’amico per il quale, stando a quanto ravvisato nel corso delle indagini, aveva maturato un’ossessione. Alle manette non aveva opposto resistenza. I familiari della vittima sono assistiti dall’avvocato Alessandro Scaloni. 

 

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