Intasca i fondi per gli 007 e spilla soldi ad un imprenditore: condannato ex maresciallo dei carabinieri

Venerdì 22 Gennaio 2021 di Federica Serfilippi
Ancona, intasca i fondi per gli 007 e spilla soldi ad un imprenditore: condannato ex maresciallo dei carabinieri

ANCONA - L’appropriazione di fondi pubblici, l’accesso ai database ministeriali per scopi privati e una truffa consumata per spennare un imprenditore alle prese con beghe giudiziarie.

Sono queste le accuse che hanno portato alla condanna del maresciallo Giovanni Barca, ex comandante della stazione dei carabinieri delle Brecce Bianche e poi agente dei servizi d’intelligence. 

 

Rito abbreviato

Il gup Francesca De Palma gli ha inflitto una pena di 3 anni e 10 mesi di reclusione on rito abbreviato e sconto della pena di un terzo. Tre i reati riconosciuti e per cui la difesa ha già preannunciato appello: peculato, accesso abusivo ai sistemi informatici e un episodio di truffa. Tutte contestazioni nate dalle indagini condotte proprio dai carabinieri della caserma che Barca ha guidato fino al 2009. L’inchiesta ha preso in esame un periodo compreso tra il 2012 e il 2017 ed è stata avviata dopo un altro guaio giudiziario con protagonista lo stesso Barca, che venne arrestato nel giugno di quattro anni fa per millantato credito: la procura contestava al maresciallo di aver preteso 2mila euro dall’imprenditore Luigi Catalano, ex titolare dell’Edilcost, con la promessa (del tutto millantata) di poter aggiustare un procedimento, previo avvicinamento al pm titolare dell’indagine. Quel processo, tenuto a L’Aquila, si è concluso con il patteggiamento di Barca. Per le nuove accuse mosse dalla Procura dorica, invece, si è proceduto con l’abbreviato. L’imputazione di peculato (in concorso con altri pubblici ufficiali mai identificati) riguardava soldi sottratti allo Stato per poco meno di 10mila euro: erano fondi che, in teoria, Barca avrebbe dovuto impiegare per il suo lavoro d’intelligence, forse per ricompensare informatori. 

Informazioni private

Stando all’accusa, invece avrebbe trattenuto una parte delle risorse a sua disposizione. Sempre secondo la procura avrebbe acceduto in maniera illecita ai database delle forze dell’ordine per avere informazioni private e non attenenti al lavoro. La magistratura ha ipotizzato che Barca abbia cercato notizie per conoscere eventuali vittime a cui avvicinarsi con lo stesso metodo utilizzato per il caso Catalano. Il giudice ha riconosciuto una sola truffa: un imprenditore avrebbe pagato poche migliaia di euro per avere l’appoggio del maresciallo. Secondo la difesa (avvocati Gianni Marasca e Alessandro Paci) «i fondi non erano nella disponibilità di Barca ma della struttura operativa nel suo complesso». Il legali chiederanno «un ulteriore approfondimento istruttorio che non ha trovato nessun ingresso in questo procedimento, nonostante esplicite richieste. Gli accessi alla banca dati riguardavano notizie sui collaboratori e rientravano nella sfera di attività di Barca». Per il patteggiamento all’Aquila, i difensori hanno chiesto la revoca della sentenza dato che nel frattempo il reato di millantato credito è stato abrogato. 

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