Pinti rifiuta il cibo in cella e intanto la difesa fa una nuova istanza per la scarcerazione: «Condizioni peggiorate»

Sabato 6 Febbraio 2021
Pinti rifiuta il cibo in cella e intanto la difesa fa una nuova istanza per la scarcerazione: «Condizioni peggiorate»

ANCONA  - Presentata un’altra richiesta di scarcerazione per Claudio Pinti, il 38enne jesino condannato sia in primo che in secondo grado a 16 anni e 8 mesi di reclusione per aver trasmesso dolosamente l’Hiv alla sua ultima fidanzata, Romina Scaloni, e alla precedente compagna, Giovanni, morta nel giugno 2017 per patologie legate alla contrazione del virus.

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A richiedere ancora una volta gli arresti domiciliari con il braccialetto elettrico è stato ieri il difensore Massimo Rao Camemi a causa delle precarie condizioni di salute del suo assistito. L’istanza (l’ultima è stata respinta a fine gennaio) è stata presentata alla Corte d’Appello di Ancona. Il legale ha inserito nella richiesta un documento rilasciato dal comparto sanitario del carcere di Rebibbia, dove il 38enne è recluso. «La certificazione – ha detto il legale – attesta che le condizioni di salute di Pinti sono incompatibili con il regime carcerario. Non capisco davvero perché si debba rischiare la vita in questo modo. È disumano e inaccettabile. Il mio assistito si trova in gravissime condizioni, rischia di morire. Ritiene ingiusto non poter andare ai domiciliari. Si tenga presente, inoltre, che la sentenza di condanna non è definitiva».

Come forma di protesta, Pinti da qualche settimana ha rifiutato parte delle terapie farmacologiche prescritte, riducendo anche l’apporto di acqua e cibo. Intanto, è stata fissata la data per il ricorso in Corte di Cassazione: l’udienza si terrà il 10 settembre. Pinti è in carcere da maggio 2018, arrestato dalla Squadra Mobile. 

 

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