Cinque risse in tredici giorni, il Piano piomba nella paura. Denunciato un altro ubriaco

Giovedì 24 Marzo 2022 di Stefano Rispoli
Cinque risse in diciotto giorni, il Piano piomba nella paura. Denunciato un altro ubriaco

ANCONA - Cinque episodi di sangue in meno di due settimane: il Piano adesso trema. Il filo conduttore è sempre lo stesso: l’alcol. E le aggressioni sono collegate da un comune denominatore: i protagonisti sono tutti stranieri, romeni, nordafricani, bengalesi. Non è un caso, in un quartiere dalle mille lingue e culture, dove quasi un residente su due non è italiano e l’integrazione, perseguita per anni, non si è mai effettivamente compiuta. 

 

La serie nera

Neanche l’ordinanza anti-alcol, che nel quadrilatero tra corso Carlo Alberto, via Pergolesi, via Giordano Bruno e piazza Ugo Bassi è bandito 24 ore su 24 (eccezion fatta per i locali pubblici e i loro dehors) è bastata per conferire sicurezza ad un rione storicamente critico, reso turbolento da sacche di degrado e una difficile convivenza tra etnie diverse che, più che contaminarsi, tendono a isolarsi. Paradossalmente, da quando l’ordinanza è stata emanata c’è stata un’impennata di violenza. Bottigliate, sprangate, coltellate: nell’arco di 13 giorni 5 uomini sono finiti all’ospedale, per fortuna senza gravi conseguenze. 
Tutto è cominciato il 10 marzo con il pestaggio di un romeno in corso Carlo Alberto: alcuni stranieri ubriachi gli hanno sbattuto la testa contro una panchina, in pieno pomeriggio, sotto gli occhi di famiglie con bambini. Passano quattro giorni e la storia si ripete: nei giardinetti di piazza Ugo Bassi si consuma un agguato ai danni di un tunisino, preso a sprangate in testa da uno sconosciuto che poi si dà alla fuga. Quarantott’ore dopo, il tris: all’ex campo sportivo di piazza d’Armi un 40enne della Liberia viene preso a bottigliate in faccia. E poi le due zuffe notturne di via Giordano Bruno: ad avere la peggio uno straniero inseguito fino a Largo Sarnano (19 marzo) e un pakistano che ha rimediato una coltellata di striscio alla mano, martedì sera. 
Ma che succede al Piano? I controlli non mancano, anzi sono stati incrementati. «Ma la sola attività di polizia non può bastare» riflette il questore Cesare Capocasa. 
La sinergia
«Noi ci siamo e ci saremo sempre, al Piano siamo concentrati da cinque mesi con servizi specifici, così come nelle altre zone sensibili della città - prosegue -. Abbiamo individuato tutti i responsabili degli episodi di violenza, abbiamo emesso denunce e provvedimenti restrittivi. Ma come è stato evidenziato da più parti nelle riunioni del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, occorre una risposta più ampia che coinvolga tutte le istituzioni, la scuola, le famiglie, lo sport, i servizi sociali». Serve un’azione coordinata, evidenzia il questore. «Solo così si possono trovare risposte a situazioni di disagio e a problemi sociali come l’alcol: in questo senso l’ordinanza restrittiva è un aiuto importante, ma non è la soluzione di tutto».
La collaborazione 
L’ordinanza anti-alcol emessa dal sindaco poggia su due pilastri: i controlli e la collaborazione dei commercianti. In questo senso, la polizia rivolge un applauso al titolare del Four Roses che martedì notte, attorno alle 2, ha segnalato al 112 la presenza di due stranieri che, già brilli, pretendevano insistentemente di bere. Si è visto costretto ad allontanarli e a chiedere aiuto. In via Marconi sono sopraggiunte le Volanti che hanno rintracciato due trentenni somali: uno si è mostrato collaborativo, l’altro meno. Si rifiutava di esibire i documenti e ha tentato di dribblare i controlli spintonando gli agenti. Portato in questura, è emerso che era in regola con il permesso di soggiorno: tuttavia, è stato denunciato e sanzionato per ubriachezza molesta».

 

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