«Ho sbagliato, voglio farmi aiutare»: il pedofilo con un milione di file chiede la messa in prova

«Ho sbagliato, voglio farmi aiutare»: il pedofilo con un milione di file chiede la messa in prova
«Ho sbagliato, voglio farmi aiutare»: il pedofilo con un milione di file chiede la messa in prova
di Federica Serfilippi
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Martedì 21 Dicembre 2021, 09:27

ANCONA - «Voglio farmi aiutare». È con questa presa di coscienza che ieri mattina il 49enne della Vallesina arrestato con l’accusa di aver detenuto negli hard-disk e nel cellulare un’ingente quantità di file pedopornografici ha chiesto al gup di poter iniziare un percorso di messa alla prova. Un iter riabilitativo che, in caso di giudizio positivo, possa estinguere l’ipotesi di reato che pende sul musicista dallo scorso settembre, quando la Polizia Postale delle Marche aveva perquisito la sua abitazione, portando via i dispositivi informatici alla ricerca di tracce di pedopornografia, poi trovate in un cloud all’interno del pc. 

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Vita da precario

Accompagnato dal suo avvocato, il difensore Germana Riso, il 49enne (attualmente disoccupato e con dei lavoretti saltuari alle spalle) si è presentato in tribunale poco prima delle 13. L’udienza del processo con rito immediato, instaurato su richiesta della Procura che ritiene evidenti le prove di colpevolezza, è durata pochi minuti. Il giudice Francesca De Palma ha rinviato il procedimento al 28 febbraio. L’Uepe (Ufficio per l’esecuzione penale esterna) non ha infatti ancora stilato un programma di messa alla prova da poter presentare al tribunale. Dovrà essere vagliato e, solo dopo un’attenta disaminata, il gup deciderà se poter far intraprendere al 49enne un percorso di messa alla prova e definirne i tempi.

Il disagio psichico

Sarebbe stato lo stesso 49enne a chiedere un percorso in grado di aiutarlo a superare i suoi disagi di natura psichica che lo avrebbero portato, sostiene l’accusa, a incamerare nel tempo un archivio sterminato di immagini proibite con bambini coinvolti in scene di sesso. La procura gli contesta la detenzione di materiale pedopornografico con l’aggravante dell’ingente quantità. Per la Polizia postale addirittura un milione, per la difesa molti di meno, qualche migliaia. Per questo, a settembre era scattato l’arresto e l’immediata reclusione a Montacuto. L’uomo (M.G. le sue iniziali) era stato scarcerato dal gip e collocato ai domiciliari dopo la convalida dell’arresto. Attualmente ha l’obbligo di dimora nel comune di residenza, una piccola cittadina della Vallesina. Per lui, il pm Marco Pucilli ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato.
A portare la polizia a casa del 49enne era stata una segnalazione di Save The Children, una delle principali organizzazioni internazionali a tutela dei bambini. Gli organi di controllo della onlus avevano segnalato alla Polizia postale il musicista della Vallesina tra i potenziali fruitori di file proibiti scaricati dal web. Dalle indagini è emerso che tali foto non siano mai state diffuse o inviate ad altre persone. In passato, il musicista ha anche dato lezioni private a ragazzi ma non sono mai emersi comportamenti illeciti. 

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