Scritte oscene e insulti omofobi contro tre parrucchieri, il vandalo è un loro collega: l'ha fatto per vendetta

Sabato 29 Gennaio 2022 di Stefano Rispoli
Sul raid contro i parrucchieri indagano i carabinieri

ANCONA - Non è ancora chiaro perché l’abbia fatto, ma molto probabilmente ha agito per ritorsione. Parlano di «ragioni di concorrenza commerciale» i carabinieri della Compagnia di Ancona che hanno individuato e denunciato il vandalo ritenuto l’autore delle scritte oscene e omofobe realizzate sulle vetrine di tre parrucchierie, nella notte tra domenica e lunedì scorsi. Il writer scatenato è un coiffeur anconetano di 54 anni che avrebbe agito per vendetta nei confronti dei colleghi. 

 

 
Per gli investigatori sarebbe stato lui, armato di pennarello nero, a vergare parolacce e insulti gratuiti sulle vetrine delle attività commerciali concorrenti, spostandosi da un punto all’altro nella stessa notte: il salone “Luca & Andrea” di corso Amendola, inaugurato quattro mesi fa da Luca Commone e Andrea Lops, quello di Gabriele De Carolis al Viale della Vittoria e quello di Morena Iobbi in piazza del Papa. In un caso è stata imbrattata anche la facciata esterna, non solo le porte a vetri. Nel raid è finito anche un bar di corso Amendola: all’ingresso è stata ritrovata una piccola scritta che il titolare ha subito cancellato. L’attenzione degli investigatori si è subito concentrata sulle immagini registrate dalla videosorveglianza di uno dei tre saloni, quello gestito da Commone e Lops, che martedì mattina hanno deciso di sporgere denuncia, insieme agli altri due colleghi, presso la stazione dei carabinieri di via Piave. Analizzando i filmati hanno prontamente riconosciuto il parrucchiere di 54 anni che, impugnando un pennarello nero, era impegnato a scrivere frasi oscene e insulti anche di stampo omofobo sulle vetrine dei negozi, come se fossero lavagne. 
Nel giro di 72 ore sono riusciti a identificare e denunciare a piede libero il coiffeur-writer: inequivocabili le immagini, dal momento che ha agito a volto scoperto. Sin dalle prime battute il radar dei carabinieri si era indirizzato sui rapporti professionali dei tre parrucchieri presi di mira dal collega. Era difficile pensare all’azione di un vandalo qualunque o, addirittura, di un cliente poco soddisfatto. Ascoltando anche le vittime, che si conoscono bene per un legame di amicizia di vecchia data, il perimetro delle indagini è stato ristretto all’ambito lavorativo. D’altronde, i graffiti offensivi realizzati dal writer lasciavano intendere che conoscesse molto bene i parrucchieri presi di mira, visti anche alcuni riferimenti personali e alla loro sfera privata. Insomma, subito è stata scartata l’ipotesi di uno scherzo di cattivo gusto o di una bravata. La conferma è arrivata dai video che, a quel punto, hanno inchiodato l’autore, un hair stylist conosciutissimo in città. Che cosa l’abbia portato a compiere un gesto così grave e inqualificabile, è ancora oggetto d’indagine: lo spiegherà eventualmente al giudice, se verrà processato. Ma gli stessi carabinieri che hanno condotto gli accertamenti hanno il fondato sospetto che sia stato spinto dall’ira e dal rancore nutrito nei confronti dei suoi colleghi: una vera e propria vendetta, insomma, riconducibile probabilmente a questioni di concorrenza commerciale. 

 

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