Gli architetti d'accordo: «Tolte le isole horror, bene così. Adesso via le fioriere e completiamo la pulizia»

Corso Garibaldi liberato dalle isole ecologiche
Corso Garibaldi liberato dalle isole ecologiche
di Maria Cristina Benedetti
4 Minuti di Lettura
Lunedì 8 Agosto 2022, 02:20

ANCONA - Il paradigma del decoro. Non può prescindere da un passaggio obbligato il nuovo corso: finire di fare pulizia, prima di tessere la trama del futuro lungo la direttrice pedonale tra le piazze Repubblica-Cavour. La conversione in pratica: via anche le fioriere, ultimo baluardo del degrado.

Segue la progressione logica, Vittoria Ribighini. «Andrebbero eliminate, subito. Poi si potrà pensare all’avvenire, con un progetto coordinato». Sguarniti, quei grandi vasi, colmi di mozziconi di sigarette e di rifiuti. L’architetto che mette in vetrina l’essenza delle forme, invita all’assunzione di responsabilità: «Questa è la maleducazione di noi cittadini, una bella banda fra tutti. Sciatteria porta sciatteria e degrado: è da tanto che si dice». Con lo scatto successivo arriva a ipotizzare «un piano armonico per garantire un vestito ambientalista alla Dorica». La sua formula: guardarsi intorno, osservare i progetti già realizzati, buon gusto e buon senso. Sulla caduta delle isole hi-tech è diretta: «Finalmente». Un’esultazione che genera la riflessione: «Non capisco perché quando è stato ripensato corso Garibaldi non sia stato fatto passare, sotto traccia, un sistema d’irrigazione che ora avrebbe permesso di annaffiare il verde. È di questo che avrebbe necessità la strada. Non c’è bisogno di mostri come quelle isole».  

Smonta sul nascere l’operazione-recupero, la Ribighini: «Sono state un fallimento e ora le vogliamo ricollocare? Magari al Cimitero degli ebrei o al porto antico? Piuttosto fondiamole». Riprende il filo del suo ragionamento-green: «Ci sono piante che assorbono l’inquinamento, questo servirebbe in una città come Ancona con le emissioni del porto che ci invadono. Ripeto: non occorrono grandi cose». Semplice. 

Accende di nuova luce il waterfront e coglie la fascinazione del vuoto, Anita Sardellini: «Si può anche non mettere niente. L’importante è pulire. Via quelle fioriere, sono sproporzionate». Niente orpelli e tanta pratica, è la sua contromossa: «Lavorerei sull’armonizzazione delle attività commerciali che insistono sul corso. Vanno valorizzate». Detta l’ordine della bellezza. «Andrebbero uniformate sia le tende delle vetrine dei negozi, come colore e tipologia, sia le barriere che delimitano i dehors: dovrebbero essere il più trasparente possibile, con alla base piccole fioriere. La responsabilità della manutenzione la lascerei agli esercenti, al Comune non darei l’onere del verde». Niente ombre, è il suo pallino d’architetto: «Cambierei l’illuminazione generale, andrebbero tolte quelle lampade spettrali in alto sui palazzi e metterei delle tesate, come abbiamo già realizzato in via della Loggia. L’ambiente risulterà più caldo e accogliente». Guai a perpetuare lo sbaglio: «Se quelle isole multimediali sono state riconosciute come un errore, ora non va spostato». 

Senso e significato, l’urbanista Vittorio Salmoni fa scorrere la linfa. «Ho condiviso la scelta di rimuoverli. Quei blocchi multimediali, concepiti come elementi d’arredo, non si sono rivelati adeguati. Né per dimensione, né per funzionalità. Erano inospitali». «Non è detto che uno spazio urbano abbia necessità d’essere arredato. Va innanzitutto studiato». Va giù, nelle pieghe più sgualcite: «Prendiamo le fioriere, il tema è se sono necessarie come barriere anti-terrorismo oppure no. Altrimenti via». Circoscrive l’obiettivo: «Credo che vada introdotto un elemento naturalista». Punta sul verde e si affida all’esempio della biblioteca degli alberi a Milano, sotto piazza Gae Aulenti. «Il progetto deve avere un senso, un significato. Ancona ha molti spazi irrisolti». Il suo motto: «No a interventi sporadici e spontanei». Le isole smantellate? «Attenzione: risolto il problema non ne va creato un altro». Suggerisce: «Un disegno integrato, affidato a esperti: i paesaggisti urbani». Paladini del decoro. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA