Incursioni in casa altrui e aggressioni urlando "Allah akbar". Il perito: «Pericoloso, ma non pazzo»

Mercoledì 6 Ottobre 2021 di Federica Serfilippi
Incursioni in casa altrui e aggressioni urlando "Allah akbar", il perito: «Pericoloso, ma non pazzo»

ANCONA - Una capacità di intendere e di volere non totalmente compromessa all’epoca dei fatti e una pericolosità sociale ancora persistente. Sono le risultanze della perizia psichiatrica eseguita dal dottor Vito Veccia su Mohamed Lachemi Lamine, il 24enne algerino arrestato dalla polizia lo scorso 17 agosto dopo aver seminato il panico in città. 

 

Era stato ammanettato con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e tentato omicidio per aver cercato di affogare un diportista al porticciolo turistico. La relazione peritale è arrivata nei giorni scorsi sul tavolo del pm Rosario Lioniello. E’ stato riscontrato un parziale vizio di mente, uno status mentale compromesso in parte da un disturbo antisociale di personalità. È stata anche ravvisata una persistente pericolosità sociale che potrebbe portare il 24enne a reiterare condotte illecite. Quel 17 agosto, per il perito l’indagato era a conoscenza della valenza penale delle sue azioni, tanto da indurlo a tentare la fuga e cercare protezione in un appartamento, nella speranza che la polizia non lo potesse trovare. Dal giorno dell’arresto, il 24enne – a cui era stato sequestrato uno zaino contenente un foglio scritto in arabo, un Corano e dieci euro – è recluso a Montacuto. A Marina Dorica aveva aggredito il diportista dopo avergli chiesto: «Sei cristiano?». Fuggito dopo aver dato un cazzotto all’uomo e avergli tenuto la testa sott’acqua, aveva urlato a chiunque gli si parasse contro “Allah Akbar”, imbracciando un mezzo marinaio. 
In via Mattei, si era messo all’inseguimento di uno scooterista che, per sfuggire alla furia del tunisino, aveva invaso l’opposta corsia di marcia, andando a sbattere contro una Fiat Panda. Lamine aveva poi scavalcato il parapetto del viadotto per arrampicarsi lungo la vegetazione che porta al parco Belvedere, dove aveva allestito un “alloggio” di fortuna. In via Posatora aveva fatto irruzione nell’appartamento di una famiglia, armato di bastone. Qui era stato arrestato dalla polizia e poi portato nel carcere di Montacuto. 

 

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