Torrette, infermieri in fuga. Scattano le dimissioni di massa per inseguire il posto fisso: via in quaranta

Mercoledì 30 Giugno 2021 di Stefano Rispoli
Molti infermieri lasciano Torrette per cercare un posto fisso altrove

ANCONA - Il concorso Asur per assunzioni a tempo indeterminato. La mobilità regionale dell’azienda sanitaria. Appetitosi bandi indetti in altre regioni. Tre elementi che, mixati, hanno provocato una vera e propria emorragia di infermieri da Torrette: una quarantina quelli che, prima e dopo il 15 giugno, hanno lasciato in massa l’ospedale regionale per privilegiare soluzioni contrattuali più stabili o scegliere di avvicinarsi a casa. 

 


La diaspora sta mettendo in seria difficoltà i colleghi rimasti, l’ufficio del personale e la stessa azienda ospedaliera che in questo periodo è impegnata nel recuperare il terreno perduto, in termini di interventi chirurgici tagliati a causa della pandemia. Gli infermieri che hanno deciso di cambiare sede di lavoro l’hanno fatto in gran parte perché erano precari ed erano stati assunti proprio durante il periodo dell’emergenza sanitaria con contratti legati al Covid e scarse prospettive di rinnovo. Altri, invece, l’hanno fatto per avvicinarsi alla propria residenza.

A complicare il quadro, il fatto che le dimissioni sono arrivate quasi in blocco, senza che Torrette abbia avuto il tempo di correre ai ripari e reperire personale sostitutivo in un momento storico in cui trovare infermieri disponibili è un’impresa ardua. «L’azienda ospedaliera ha sempre garantito e continuerà a garantire l’assistenza e la fruizione delle ferie da parte dei propri dipendenti, sia pure al minimo sindacale», puntualizza il direttore amministrativo Antonello Maraldo. «C’è la volontà da parte della Direzione di recuperare terreno e tornare ai livelli massimi di produzione».


Ecco, il tasto dolente è proprio questo: la carenza di personale, quantificata in almeno una trentina di infermieri, rischia di frenare la rincorsa di Torrette che, durante la pandemia del 2021, ha dovuto provvedere a tagli dolorosi degli interventi, in maniera disomogenea: il 20% circa in Cardiochirurgia, dal 30 al 35% nelle altre specialità del Blocco operatorio. L’obiettivo, ora, è implementare l’offerta, migliorando le statistiche, ma la “fuga” di infermieri rischia non solo di inibire il surplus della produzione, ma anche di compromettere il ritorno ai livelli standard, proprio per la forte limitazione nella ripresa a pieno regime di tutte le attività finalizzate al recupero del pregresso. 


A ben guardare, il concorsone indetto dall’Asur si è rivelato un’arma a doppio taglio per Torrette. A fronte di 43 infermieri in graduatoria a cui è stato proposto un contratto, ne sono arrivati giusto una ventina: per assumere l’altra metà servirà più tempo. Ma intanto, una quarantina di infermieri precari se ne sono già andati dopo aver vinto il concorso Asur o aver accettato posti fissi in altre regioni, come Emilia Romagna, Veneto, Toscana e in alcune specifiche Asl del Meridione. Dunque, il saldo resta pesantemente negativo. Alla base di tutto, c’è la cronica difficoltà da parte degli Ospedali Riuniti di Ancona a proporre contratti a tempo indeterminato per l’assenza di posti vacanti in una dotazione organica ormai anacronistica perché tarata su standard del passato e, dunque, di fatto sottodimensionata. La soluzione? È volontà della Direzione trasferire personale qualificato dalle Rianimazioni al Blocco operatorio, ora che le aree Covid si sono svuotate. Proprio ieri, dopo 9 mesi, le terapie intensive di Torrette sono divenute tutte Covid-free. 

 

Ultimo aggiornamento: 1 Luglio, 09:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA