Il killer confessa al giudice: «Mi sentivo bullizzato, non sono riuscito a fermarmi: così ho ucciso Michele​»

La scena dell'omicidio di Michele Martedì
La scena dell'omicidio di Michele Martedì
di Federica Serfilippi
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Sabato 12 Dicembre 2020, 06:10

ANCONA - «Non sono riuscito a frenarmi e l’ho ucciso. Il coltello? L’ho comprato qualche giorno prima del delitto. Mi sentivo bullizzato da quenon l gruppo e preso in giro da Michele, è lui la causa dei miei fallimenti». Ha in parte ripetuto la versione data nel corso del primo interrogatorio (quello avvenuto subito dopo la cattura) Mattia Rossetti, ascoltato ieri in carcere dal gip Sonia Piermartini che ha convalidato l’arresto, scattato pochi minuti dopo la morte del 26enne Michele Martedì. Resterà a Montacuto. 

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Assistito dall’avvocato Francesco Linguiti, Mattia non si è avvalso della facoltà di non rispondere. Anzi, ha ricostruito almeno le 24 ore precedenti al delitto, avvenuto la mattina dell’Immacolata in una stradina sterrata di via Maggini 204. Avrebbe, però, in qualche modo cercato di aggiustare il tiro, minando le basi della premeditazione, aggravante contestata dal pm Irene Bilotta, ieri in video-collegamento con il carcere per seguire l’udienza. In un primo momento, il 26enne aveva fatto intendere agli inquirenti di essere uscito di casa appositamente «per uccidere Michele», lasciando intercettare un piano prestabilito e ben congegnato. 
 
Ieri, invece, avrebbe riferito di «non essere riuscito a controllarsi» quando quella tragica mattina ha visto il giovane parrucchiere tornare a casa con il suo cane, il labrador Ares. I due non avevano appuntamento. Contro l’ex compagno di scuola ha sferrato dieci fendenti con un coltello a serramanico (lama lunga 10 centimetri) comprato qualche giorno prima. Non avrebbe specificato il luogo d’acquisto, se in una ferramenta o online. Da quanto finora emerso, la lama sarebbe stata mostrata da Mattia a un suo conoscente il giorno prima del delitto. In quell’occasione avrebbe anche manifestato la volontà di uccidere una persona, senza però citare in maniera esplicita il nome di Michele. Un’intenzione che avrebbe ribadito anche a un secondo conoscente. Insomma, la tragedia era stata in qualche modo annunciata dallo stesso 26enne. 

Per quanto riguarda il movente, l’indagato ha puntato di nuovo il dito contro la vittima, ritenendola responsabile dei suoi fallimenti, soprattutto in riferimento a una relazione avuta tanti fa con una ragazza che neanche più abiterebbe nel capoluogo dorico. Anche per questo, Mattia si sarebbe sentito preso in giro dal parrucchiere, maturando il mix di rancore e rabbia esploso lo scorso martedì. Nel pomeriggio, il gip ha convalidato l’arresto e confermato la misura cautelare del carcere. La procura ha affidato due incarichi tecnici. L’analista forense Luca Russo avrà sessanta giorni di tempo (salvo richieste di proroghe) per scandagliare due cellulari e un pc sequestrati a Rossetti. L’obiettivo non è solo quello di estrapolare file e messaggi, cercando di ricostruire il contesto in cui è maturato il delitto, ma tratteggiare un profilo dell’utente che era il 26enne nell’utilizzo di internet: su quali siti navigava, per quanto tempo, quali erano i suoi interessi virtuali. C’è anche da capire a quando precisamente risalga il video-storia pubblicato sul suo profilo Facebook, quello in cui spaziava dagli insulti rivolti a Michele, alla cocaina, passando per il suicidio del frontman dei Linkin Park. 

Il file risalirebbe almeno a ventiquattro ore prima della tragedia. Il pm ha affidato anche l’incarico al professor Marco Ricci Messori: dovrà analizzare lo status mentale dell’indagato al momento dei fatti e valutare la presenza o meno della pericolosità sociale. Ed è soprattutto su questi due punti che parrebbe concentrarsi l’inchiesta e il futuro giudiziario di Rossetti. Per gli inquirenti è infatti chiara la dinamica dei fatti: il 26enne voleva uccidere l’ex compagno di scuola verso cui aveva maturato un’ossessione che non andava via dalla testa (come aggravante c’è anche lo stalking), armandosi giorni prima del delitto e ipotizzando un mirabolante trasferimento all’estero, mai concretizzato nell’acquisto di biglietti o altro. Avrebbe anche continuato a pugnalarlo (aggravante della crudeltà) mentre la vittima era ormai a terra, quasi esanime. Alle 15 di oggi, alla chiesa dei Cappuccini di via Fermo, l’ultimo saluto a Michele, il “Van Gogh” della rasatura con la passione per il calcio. 

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