Furti, spaccio e abusi sessuali, Sos giovani: molti hanno meno di 14 anni. La procuratrice dei minori: «Servono risposte forti»

Venerdì 15 Ottobre 2021 di Federica Serfilippi
La procuratrice dei minori, Giovanna Lebboroni

ANCONA - «Nelle Marche c’è una criminalità di medio livello: non ci sono, per esempio, bande organizzate ma sono comunque presenti fenomeni preoccupanti, come lo spaccio di stupefacenti e i reati predatori, che destano particolare allarme sociale». È il procuratore del Tribunale dei Minorenni a tracciare le fila dei reati che riguardano nel territorio regionale giovani e giovanissimi. «La criminalità va combattuta in modo rigoroso, lo abbiamo sempre fatto e lo faremo con risposte anche forti dal punto di vista repressivo. Ma non dobbiamo scendere in allarmismi ingiustificati, perché negli ultimi anni l’andamento dei reati è stato costante». 

 


Dal primo luglio 2017 al 30 giugno del 2018 sono stati 427 i delitti trattati dal Tribunale di via Cavorchie. Nel periodo successivo (2018-2019) i reati iscritti sono diminuiti a 351 e ulteriormente calati a 324 tra il 2019 e il 2020, arco di tempo, quest’ultimo, che ha risentito delle restrizioni pandemiche. Partendo dal 2017-2018, lo spaccio di droga («data la gravità del fenomeno non applichiamo quasi mai il non luogo a procedere per l’irrilevanza del fatto») aveva portato a denunciare 225 minori. Dato in diminuzione nel periodo successivo (222) e in quello tra il 2019-2020 (154). Abusi sessuali: 17 denunce (2017-2018), poi 19 e 17. Per quanto riguarda la pedopornografia, si è passati dalle 4 denunce del 2017-2018 alle 18 del periodo successivo, alle 16 del 2019-2020. I furti: 164, 153 e 114 nel periodo dal più lontano al più recente. 


«L’andamento 2020-2021 registra una diminuzione dei reati, ma – considerando il lockdown – possiamo dire in linea con gli altri anni» ha specificato il procuratore, sottolineando anche come molti processi, «anche per fatti gravi, si concludono con il non luogo a procedere» dato che molti imputati sono sotto ai 14 anni. «La misura educativa principe è la messa alla prova, un percorso che in un quarto dei casi si conclude negativamente. Si corre dunque il rischio della sanzione penale, a cui segue l’affidamento in prova ai servizi sociali oppure la pena detentiva. D’altro canto, anche la buona riuscita della messa alla prova non scongiura la recidiva». Sui gruppi di giovani che stanno imperversando in varie città della provincia, tra risse e atti vandalici: «In questi ultimi anni la procura non ha mai accertato la presenza di fenomeni organizzati. A volte succede che i ragazzini si ritrovino occasionalmente e che, senza organizzazione, commettano varie tipologie di reato».

Sulla bagarre scoppiata in piazza del Papa due settimane fa: «C’è un’indagine in corso». Una riflessione: «Va detto che a volte se il giovane agisce in un certo modo è perché ha visto il mondo degli adulti comportarsi in quella maniera. Sono capitati due episodi di minori aggrediti da adulti». Il motivo? In luoghi pubblici (in un caso un parco) avevano alzato il tono della voce, tra grida e schiamazzi. 

 

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