Rinchiusa in casa senza cellulare tra abusi, botte e minacce: fine dell'incubo per una 33enne

Giovedì 18 Febbraio 2021 di Federica Serfilippi
Rinchiusa in case senza cellulare tra abusi, botte e minacce: fine dell'incubo per una 33enne

ANCONA - Prima gli insulti e le ingiurie. Poi le botte, l’ordine di non uscire di casa per vedere gli amici, il “sequestro” del cellulare e un episodio di violenza sessuale. È il ritratto d’inferno che due settimane fa ha raccontato agli agenti della Squadra Mobile un’anconetana di 33 anni per denunciare quello che ormai è il suo ex compagno. 

 

Il codice rosso 

Dopo delle indagini lampo e la velocizzazione delle pratiche legate alla legge del “Codice Rosso”, i poliziotti coordinati dal vice questore Carlo Pinto hanno notificato all’uomo, operaio 33enne di Ancona, la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa in cui conviveva con la fidanzata e del divieto assoluto di comunicare con lei con qualsiasi mezzo. Come ordinato dal gip Carlo Masini, non dovrà neanche avvicinarsi ai luoghi da lei frequentati. Sul 33enne pendono tre accuse, formalizzate dal pm Marco Pucilli: violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. La donna si è rivolta alla polizia dopo l’ennesimo episodio di violenza che l’ha portata a dover ricorrere alle cure del Pronto soccorso. All’ospedale era finita neanche un mese fa per una serie di ecchimosi riscontrate su buona parte del corpo, la lesione di un dente e i traumi conseguenti a un abuso sessuale. Tutte ferite – stando a quanto raccontato dalla vittima – risalenti a una feroce aggressione avvenuta tra le mura domestiche, al culmine di una lite scattata con il 33enne per motivi di gelosia. Appena dimessa dal nosocomio con 25 giorni di prognosi, l’anconetana ha preso coraggio e si è rivolta agli uffici della questura (Sezione reati contro la persona), raccontando quanto subito nell’ultimo anno e mezzo, con l’inizio della convivenza con il compagno. 

La relazione 

Fin da subito, ha spiegato alla polizia, la relazione si sarebbe incrinata anche a causa delle frustrazioni economiche legate ai problemi lavorativi dell’indagato. A pesare, stando a quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stato anche il vizio dell’alcol e degli stupefacenti assunti dall’uomo. Più volte lei avrebbe cercato di troncare il rapporto, senza però mai riuscirci. I maltrattamenti contestati sarebbero prima emersi con insulti e ingiurie del tipo “sei una schifosa”, poi con le botte. 

L’aggressione 

La vittima ha raccontato di essere stata aggredita a mani nude, con spintoni e strattonamenti, ma anche con il lancio di oggetti che il 33enne trovava a portata di mano quando si trovava a casa. La situazione incandescente trai due sarebbe degenerata con i tre mesi di lockdown e la convivenza H24. Dopo essere stata aggredita con degli schiaffi lo scorso settembre, la 33enne ha verbalizzato nella querela di essersi recata al pronto soccorso di Torrette per una lesione all’arcata sopraccigliare. 
In quell’occasione, stando all’accusa, l’operaio le avrebbe suggerito di dire ai sanitari di essersi fatta male accidentalmente e di non far cenno alle violenze subite. La donna ha riportato alla polizia anche di essere stata più volte costretta a rimanere in casa dopo essere stata picchiata: una volta addirittura sarebbe stata chiusa dentro, con il cellulare requisito. Il tutto, secondo quanto emerso, a causa della gelosia dell’uomo, finalizzata ad impedire alla vittima di uscire con gli amici o semplicemente fare una passeggiata. Nei prossimi giorni, il 33enne affronterà l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice: se lo vorrà potrà imbastire una versione difensiva.
 

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