Bulli senza tregua, l'allarme dell'esperto: «Revenge porn e spaccio, così si sfidano via social».

Luca Russo, analista forense
Luca Russo, analista forense
di Stefano Rispoli
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Martedì 8 Febbraio 2022, 03:40

ANCONA - Luca Russo, analista forense e Ctu della Procura della Repubblica di Ancona: sabato in piazza Pertini due quindicenni si sono picchiate e una ha postato su Instagram una ciocca di capelli strappata all’altra, come fosse un trofeo. C’è da aver paura?
«Più che altro, c’è da fare una riflessione. I social sono ormai un mondo parallelo in cui i giovani si rifugiano e sfuggono al controllo dei genitori». 

 


È per questo che il fenomeno del cyberbulliusmo è così diffuso? 
«Io sono sempre molto severo nei confronti delle famiglie. Un genitore che mette in mano uno smartphone al proprio figlio non può pensare di essere ignorante in materia di tecnologia. È fondamentale un controllo, attraverso un percorso di accompagnamento all’uso corretto dei social. Se tuo figlio ha Instagram, allora devi aprirti anche tu un profilo e chiedergli l’amicizia: non si tratta di spiarlo, ma di verificare le sue frequentazioni e di comprendere l’utilizzo di uno strumento in cui, ormai, circola di tutto».


A cosa si riferisce? 
«Le storie di Instagram dopo 24 ore scompaiono senza lasciare traccia: per questo attraggono anche chi vuole veicolare messaggi violenti. E allora non ci dobbiamo stupire se ci sono adolescenti che postano filmati in cui si picchiano, si ubriacano, si drogano o compiono atti vandalici e se ne vantano pure. Basti pensare all’omicidio di Michele Martedì, assassinato da Mattia Rossetti un anno fa: il killer aveva preannunciato sui social le sue intenzioni a cui, purtroppo, ha dato seguito. Ma la storia che aveva registrato, al momento dei fatti, era scomparsa».


Quali altre insidie si nascondono nei social? 
«Uno dei fattori che sta emergendo in modo allarmante è la divulgazione di foto intime da parte di adolescenti. Lo fanno spesso per ripicca nei confronti dell’ex fidanzatino o fidanzatina. Non si rendono conto, però, delle conseguenze che provocano nel momento in cui la vittima vede le sue immagini circolare sul web o rimbalzare da una chat all’altra. I giovani non comprendono il rischio che corrono se vengono trovati in possesso di quelle foto a luci rosse: la detenzione o la divulgazione di materiale pedopornografico è un reato gravissimo di cui potrebbero rispondere anche i genitori, almeno all’inizio, se a loro è intestata la carta sim utilizzata dal figlio». 


Le nuove frontiere sono Tik Tok e Telegram?
«Sì, ormai Facebook è considerato uno strumento da vecchi, a differenza di Instagram e Tik Tok. Ma esistono applicativi come Telegram che consentono di cancellare le conversazioni e per questo vengono utilizzate dalle baby gang per darsi appuntamento per sfidarsi in strada o dai giovani per procurarsi la droga. Whatsapp fa parte del passato, oggi va di moda la messaggistica istantanea, a cui ricorrono anche piccoli spacciatori di 15-16 anni». 


Come arginare il fenomeno del bullismo e delle derive social? 
«Facendo informazione e formazione. Tramite l’associazione che presiedo, Ragazzi in Rete, sensibilizziamo i giovani su questo argomento, promuovendo incontri nelle scuole. L’ultimo l’abbiamo tenuto al liceo scientifico di Osimo, ma ne stiamo organizzando altri. Purtroppo il problema ha toccato il suo apice con la pandemia e le restrizioni che hanno esasperato situazioni già esistenti». 

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