La bibliotecaria Alberta Ciarmatori: «Io, tutta parrocchia e dancing. Quella battuta di Patty Pravo»

La bibliotecaria Alberta Ciarmatori: «Io, tutta parrocchia e dancing. Quella battuta di Patty Pravo»
La bibliotecaria Alberta Ciarmatori: «Io, tutta parrocchia e dancing. Quella battuta di Patty Pravo»
di Lucilla Niccolini
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Domenica 31 Marzo 2024, 04:30 - Ultimo aggiornamento: 15:54

Crescere tra una parrrocchia e un dancing, negli anni Sessanta. Nessuna contraddizione, per Alberta Ciarmatori. «Da quando sono nata, nel '55, ho sempre trascorso l'estate a Sirolo, a casa della nonna materna, scorrazzando nella frescura della Conchiglia Verde; e l'inverno ad Ancona, nell'oratorio del Sacramento». Quartina Marinelli, la zia di sua madre Silvana, fin dal '48 aveva chiesto al Comune la concessione per aprire un bar nella pineta a picco sul mare.

«Il marito di Quartina costruì una conchiglia di cemento, che dipinse di verde».

Quasi una follia, in quegli anni postbellici, in cui più che allo svago si pensava a come ricominciare. «Invece la zia Quartina guardava lontano, e inventò un locale che poteva competere con la Bussola versiliana. Anzi, forse più chic, frequentato com'era da famiglie facoltose, milanesi e romane, che avevano la casa al mare sulla riviera del Cònero».

I sapori di un tempo

Albertina non vedeva l'ora che venisse l'estate, per tornare a Sirolo. «Ancora oggi, per me, il sapore della Coca Cola funziona come la madeleine di Proust». Alberta ci riporta indietro a quei pomeriggi fantastici «sotto i lecci della Conchiglia Verde, dove Dante, l'impeccabile capo-cameriere, marcava strette me e le amichette vacanziere, ci controllava, con la scusa di portarci la merenda». Ma neanche d'inverno Alberta si annoiava: dopo i compiti, scendeva dalla casa in via Cialdini alla parrocchia di don Carlo Rabini. «Un vero leader. Organizzava un cineforum da grandi: mica “Bambi” di Walt Disney, ma i film di Ingmar Bergman, roba impegnativa, azzardata per i giovani dei primi anni Sessanta.

I viaggi con papà

E quando papà Luciano, tecnico esperto ai Cantieri Navali Riuniti, andava in missione nelle altre sedi dell'azienda, che presto sarebbe diventata Fincantieri, Alberta e la mamma lo accompagnavano. «Bellissimi viaggi, in giro per l'Italia, da Palermo a Napoli, a Trieste». Il ritorno a casa aveva il sapore della consuetudine, una routine che Alberta, iscritta al Classico, sopportava a stento, in attesa dell'estate. «A Sirolo, in quegli anni, mi pareva di incontrare il mondo». Tanti ospiti delle serate, dai Dik Dik a Franco Califano, dall'Équipe 84 ai Pooh, quando erano all'apice della carriera. «Daniela Bianchi, la prima Bond Girl, che passava le vacanze dai parenti di qui, ha esordito vincendo il titolo di Miss Conchiglia Verde. E ricordo la battuta di Patty Pravo, quando mia zia Engide le chiese un autografo. Lei fraintese il nome, e con la voce bassa e impostata domandò: “Hai detto Vergine? Ma ce ne sono ancora?».

I migliori anni della nostra vita. «Certo, ma anche dell'università, a Bologna, ho un bellissimo ricordo». Aveva conosciuto Claudio, suo compagno di studi a Giurisprudenza. «Ci siamo laureati insieme, lo stesso giorno. Non avevamo ancora 24 anni. E nel '79 ci siamo sposati». Si trasferiscono insieme ad Ancona: «Claudio era di origini napoletane. Nato a Bolzano, era capace di palpitare di fronte alle montagne e, alla stessa maniera, di commuoversi davanti al golfo di Napoli. E a quello dorico». Proprio lì vicino, nell'appartamento in via Cialdini, dov'era cresciuta Alberta, vanno a stare gli sposini. «E dove Claudio ha aperto lo studio di avvocato civilista». Lei, invece, nel '92 vince un concorso in Regione, ed entra nella segreteria del Consiglio.

La comunicazione

«Sempre nell'area normativa. Ma l'esperienza più interessante è stata quando mi sono occupata di comunicazione istituzionale. Con il progetto Giovani cittadini, ho portato qualche migliaio di studenti marchigiani in Consiglio, per far loro capire come funziona la macchina politica. Si entusiasmavano soprattutto quando, nell'aula consiliare vuota, li invitavo a simulare i lavori amministrativi. Una sorta di psicodramma formativo per i cittadini di domani». Poi viene proposto ad Alberta di dirigere la Biblioteca del Consiglio. «Ho continuato a seguire i giovani, portandoli a visitare la collezione. E mi sono inventata “LibriFuoriTeca”, una vetrina per i nostri autori. Un bel periodo, con colleghi di grande competenza». Ma questo è “il dopo” di Albertina: dopo la scomparsa del suo Claudio, nel 2014. «Uno spartiacque della mia vita». Eppure Alberta sa ancora sorridere.

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