Influenza verso il picco, a letto 1.800 anconetani: metà degli ammalati sono bambini

Venerdì 31 Gennaio 2020
Influenza verso il picco, a letto 1.800 anconetani: metà degli ammalati sono bambini

ANCONA -  Oltre 1.800 anconetani a letto con la febbre. L’influenza non lascia scampo. E mentre si fatica a contenere la psicosi da Coronavirus (senza fondamento, almeno in Italia), a diffondersi a macchia d’olio è il “nostro” virus, il vecchio e caro H1N1. L’inverno che sembra non essere mai arrivato e le temperature insolitamente alte hanno rinviato l’appuntamento con l’epidemia influenzale, ma si sta toccando il picco proprio in questi giorni, che sono di super lavoro per gli operatori del 118, sommersi di telefonate da cittadini preoccupati e alle prese con i sintomi classici, in forme piuttosto aggressive.

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Nella quarta settimana di gennaio l’incidenza ha superato i 12 casi per mille abitanti in 5 regioni e, secondo gli ultimi dati comunicati dal Ministero della Salute attraverso il portale Influnet, le Marche sono al secondo posto con un’incidenza di 18,3, dietro solo all’Abruzzo (19,5). La preoccupazione è per le fasce più deboli, in particolare i bambini: a letto con febbrone, tosse, raffreddore e talvolta vomito e diarrea ci sono soprattutto pazienti dai 5 ai 14 anni (46%). Il 22% dei malati sono neonati o hanno meno di 4 anni. Gli anziani? Sembrano i meno colpiti. Siamo sull’ordine del 3%. Ma una spiegazione c’è: i vaccini hanno avuto effetto, in particolare i quadrivalenti e i trivalenti che, come raccomandato dall’Oms, hanno inserito il virus B/Colorado/06/2017-like, in aggiunta alle nuove varianti dei ceppi di tipo A.

In tutta Italia nell’ultima settimana di gennaio si è avuto un aumento di casi di sindrome simil-influenzale ed è stata superata la soglia di intensità media. Bollino rosso sul capoluogo dorico perché se a livello nazionale il male di stagione ha già colpito quasi tre milioni e mezzo di persone e la media è di 10,6 casi per mille assistiti, ad Ancona si sfonda quota 18. «Ma non c’è nessun allarme», sottolineano gli esperti che invitano alla prudenza e a non confondere quella che è una “banale” influenza (fatte salve le complicazioni per i pazienti a rischio) dal virus cinese che sta angosciando il pianeta. Certo è che il picco influenzale, atteso per l’inizio del 2020, ormai è arrivato. «Le belle giornate e il clima tutt’altro che invernale ha determinato il ritardo di qualche settimana - spiega il dottor Giuseppe Caramia, storico pediatra anconetano -. Ora potrebbero aver inciso gli sbalzi di temperatura, specialmente nei bambini».
Le fasce deboli
L’attenzione è rivolta proprio alle fasce più deboli, neonati e fanciulli. «L’epidemia attuale non è diversa da quella del passato e il mio invito è non agitarsi perché la febbre alta, anche per più giorni consecutivi, non è per forza sintomo di malattia grave - spiega il pediatra Cesare Migliori -. Il virus H1N1 è quello che circola tutti gli anni, anche se può fare uno shift, un viraggio che i vaccini non coprono: tuttavia, quest’anno sembrano aver funzionato abbastanza bene e sono sempre consigliati a tutti e raccomandati agli anziani e ai bambini con patologie croniche. L’influenza è una malattia respiratoria e i sintomi sono quelli classici: catarro, tosse, raffreddore, associati a mal di testa, dolori muscolari, fiacchezza. La cosa che la distingue da altre forme infettive è l’entità della febbre: nei primi giorni arriva a toccare anche i 40 gradi e la durata varia da 5 a 7 giorni, senza dimenticare altri microbi che possono comportare gastroenteriti ed eventuali sovrapposizioni microbiche, come tonsilliti streptoccociche». Il consiglio? «Astenersi dal somministrare antibiotici, se non quando è strettamente necessario, e ricorrere a farmaci sintomatici, analgesici in primis, solo quando il sintomo lo merita».

Negli ospedali si è registrato un incremento di accessi per le complicanze dell’influenza, ma la situazione è sotto controllo. «Ci aspettiamo un picco, come di solito avviene a inizio febbraio, ma rientra nella normalità e non abbiamo casi critici - spiega il dottor Salvatore Cazzato, primario della Pediatria del Salesi -. È sufficiente che il bimbo segua le terapie indicate dal medico curante e si idrati bene. Le complicazioni sono collegate a condizioni di malattia in soggetti a rischio: anche per questo la vaccinazione è importante». Situazione nella norma anche all’Inrca. «Rispetto a un anno fa, non c’è stata un’ondata di ricoveri - commenta il dottor Antonio Cherubini, responsabile dell’unità operativa di Geriatria - forse perché non è stato un inverno rigido o il virus non si è rivelato così aggressivo come si temeva».

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