Vaccini falsi, l'infermiere infedele si difende: «Ho ceduto alle pressioni: sono solo l'anello di una catena, ma me ne pento». Ecco cosa ha detto al giudice

Venerdì 14 Gennaio 2022 di Federica Serfilippi
Emanuele Luchetti, l'infermiere infedele è in carcere

ANCONA - «Sono pentito, mi sono reso conto degli errori commessi. Ho ceduto alle pressioni ricevute, ma io sono solo un anello della catena, non certo l’organizzatore del meccanismo». Ha confessato ma “scaricato” su altri la strutturazione dei vaccini bluff Emanuele Luchetti, il 50enne infermiere anconetano accusato di essersi fatto pagare in cambio della non inoculazione delle dosi al centro Paolinelli. Dal primo al 18 dicembre, periodo monitorato dalla Squadra Mobile, sarebbero state una sessantina le false vaccinazioni, con i sieri scaricati nell’agobox.

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Ieri mattina, Luchetti ha sostenuto l’interrogatorio di garanzia in una sala del carcere di Montacuto dove si trova detenuto dallo scorso lunedì con le accuse di falso, peculato, corruzione e istigazione alla corruzione nei confronti del dottor Carlo Miglietta, l’odontoiatra che, fingendosi suo complice, lo ha smascherato. Poco più di un’ora di colloquio con il gip Carlo Masini, firmatario dell’ordinanza di custodia cautelare, durante la quale Luchetti ha rilasciato «dichiarazioni atte a chiarire la propria posizione nella vicenda nella quale è stato coinvolto» diceva ieri l’avvocato difensore Marta Balestra.


L’infermiere, in servizio al Centro salute mentale di via Giordano Bruno, si è detto «pentito» e «si è reso conto dei suoi errori». Non ce l’ha fatta, però, a passare unico come capro espiatorio, chiamando in causa altre persone. Il 50enne ha riferito «di aver ceduto - spiega l’avvocato Balestra - alle pressioni ricevute da coloro i quali hanno messo in piedi questo meccanismo, sicuramente spinto dai perduranti personali problemi economici». Luchetti ha fatto intendere di essere stato aizzato e convinto a entrare nella messinscena dei vaccini: sarebbe «un anello della catena, non certo l’organizzatore». Parere diverso della procura che, nell’ordinanza, descrive il 50enne come «il fulcro di tutta l’attività criminale», portata avanti con quattro presunti intermediari, finiti ai domiciliari: il ristoratore civitanovese Daniele Mecozzi (ieri all’interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere), l’avvocato anconetano Gabriele Galeazzi, l’imprenditore edile di Sappanico Stefano Galli e la banconista romena Daniela Maria Zeleniuschi. Secondo la difesa dell’infermiere «è dimostrato che quando poi un medico, il dottor Miglietta, si è reso fintamente disponibile gli episodi hanno subìto un incremento, in quanto il Luchetti si è sentito appoggiato. Un meccanismo nel quale si è trovato così tanto coinvolto  da stravolgere quella che in realtà è la sua personalità». Sarebbe stato stato vittima di un «blackout». 


E ancora: «è sconvolto da una vicenda pesante che contrasta appieno con la sua personalità, disponibile, rivolta al sociale e al volontariato» ha specificato il difensore che per il momento non ha chiesto la modifica della misura cautelare, dato che le indagini sono ancora in corso. Certo è che ora gli investigatori dovranno confrontarsi con le parole dette ieri al gip da Luchetti, in riferimento soprattutto ai presunti organizzatori. Già oggi l’infermiere potrebbe essere interrogatori di nuovo, stavolta dal pm Dicuonzo. E non è escluso che l’inchiesta possa ulteriormente allargarsi, mettendo nei guai altre persone.

Sono 50 i destinatari delle misure cautelari (di cui 45 presunti clienti colpiti dall’obbligo di dimora o di presentazione alla polizia giudiziaria), mentre una ventina sarebbero indagate a piede libero. Ma le presunte vaccinazioni bluff sarebbero andate anche oltre il periodo monitorato dalla Mobile, tanto che il 23 dicembre è stato recuperato da Miglietta un foglietto redatto da Luchetti con le operazioni vaccinali sospette compiute quel giorno. 

 

Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio, 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA