Ancona, il sindaco difende gli assessori indagati: «Non sfascio la mia giunta per il sistemino di Bonci»

Domenica 17 Novembre 2019 di Lorenzo Sconocchini
Il sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli, durante la conferenza stampa sull'indagine aperta dalla procura sui lavori pubblici
ANCONA - Lo chiama sistemino Bonci, ma non per sminuirlo, perché il fatto che in ballo ci siano presunti appalti pilotati dal geometra arrestato per circa 300mila euro, su un volume di opere pubbliche per 35 milioni negli ultimi quattro anni, non attenua la gravità di quanto accaduto. «Sono tantissimi soldi, fa una rabbia infinita a chi come me e la mia amministrazione fanno di tutto per trovare i soldi da spendere per migliorare la città, non per sprecarli. Sono inc... nera».

Usa più volte il diminutivo, il sindaco Valeria Mancinelli, per sottolineare che al momento - per la sua conoscenza dell’inchiesta, limitata alle ricostruzioni giornalistiche - il sistema di corruzione e di inquinamento degli appalti è circoscritto al geometra arrestato e ai presunti corruttori, i quattro imprenditori ai domiciliari.

«Per questo non smonto la giunta, rinunciando alla professionalità dei miei assessori, per questo non spengo il motore della macchina comunale bloccando tutti i progetti e i cantieri, sarebbe come sparare con un bazooka contro un calabrone sul muro di casa - dice il sindaco nella conferenza stampa convocata 9 giorni dopo gli arresti -. Se poi nel prosieguo dell’indagine venisse fuori che altri s’erano rifatti il bagno di casa, che siamo all’invasione delle cavallette e non al singolo calabrone, allora dovrei rivedere ogni valutazione, ma al momento non emerge nulla di tutto ciò».

Altri dipendenti comunali consapevoli del sistema di malaffare contestato a Simone Bonci, in questa fase dell’indagine, possono essere ritenuti tutt’al più, fa notare il sindaco, un geometra che lavorava a contatto di gomito con Bonci, Gabriele Gatti, indagato («abbiamo già deciso di spostarlo precauzionalmente in un altro ufficio, dobbiamo individuare quello più opportuno», annuncia Mancinelli) e una collega donna («stiamo cercando di identificarla») che nelle intercettazioni ambientali della Squadra Mobile consiglia a Bonci, preoccupato per l’avviso di proroga indagini ricevuto il 23 settembre, di non dire niente. «Tu non devi parla’, non devi aprire bocca».
L’unico dipendente indagato per corruzione è Bonci, sottolinea più volte il sindaco, «il che significa che a oggi nei confronti di altri dipendenti comunali gli investigatori non hanno non solo prove, ma neanche il dubbio, che siano coinvolti in vicende di tangenti. Idem per gli assessori». Difende la sua squadra, i quattro assessori indagati, a partire da quello più esposto nell’inchiesta, l’ingegner Paolo Manarini dei Lavori pubblici, che ha subito perquisizioni e sequestri dalla Procura, per ipotesi di abuso d’ufficio, turbativa d’asta e truffa. «Non è indagato per corruzione, dunque so per certo che non è un disonesto. Ha commesso altri errori? Vedremo se li ha compiuti, ma già escludere un’ipotesi di corruzione mi dà un primo livello di sicurezza, non ho accanto a me un disonesto e dunque continuo a utilizzare la sua esperienza e la sua competenza». 

Stesso ragionamento per dirigenti e funzionari indagati: la ragioniera capo, i responsabili del Commercio e della Cultura (che firmarono alcuni atti relativi agli appalti sotto inchiesta), l’attuale dirigente dei Lavori pubblici e tre funzionari del settore con responsabilità organizzative. «Da quel che emerge informalmente dall’indagine – dice il sindaco, correggendo il primo avverbio usato, clandestinamente, e sottolineando di non aver avuto la benché minima comunicazione dalla Procura - viene fuori che sono stati ingannati da Bonci, che ironizza sulla loro buona fede e chiama un superiore genietto. Gli elementi di sospetto non hanno una gravità tale da richiedere il loro trasferimento. Sono il fulcro dei Lavori Pubblici, quello che abbiamo fatto in città negli ultimi anni, a partire dalle strade, è dovuto al loro lavoro. Non possiamo permetterci di bloccare tutto». 

Gli assessori Marasca, Foresi e Sediari, spiega il sindaco, «non hanno ricevuto alcun avviso di garanzia, nessuno capisce perché siano indagati, certo non per fatti di corruzione. Fanno parte della squadra che ha realizzato tante cose e sono assolutamente utili a portare avanti i progetti». E se davvero per il vicesindaco Pierpaolo Sediari c’è un’ipotesi di turbativa d’asta per l’ offerta dell’ex Ipsia come sede dell’Inail o dell’Archivio di Stato, «allora mi viene da ridere». «Perché il Comune ha semplicemente risposto a bandi pubblici proponendo quel catafalco da 5mila mq - ricorda Valeria Mancinelli -. Non vedo cosa ci sia di illecito. Se riusciamo a vendere allo Stato l’ex Ipsia, giuro che agli assessori che hanno seguito la pratica, Sediari e Manarini, farò avere il Ciriachino d’oro». Ultimo aggiornamento: 15:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA