Ancona, due periti per l'incendio da Bonetti: i Ris indagano su un reperto sospetto

Mercoledì 17 Giugno 2020 di Stefano Rispoli
Ancona, due periti per l'incendio da Bonetti: i Ris indagano su un reperto sospetto

ANCONA  - Indagheranno i Ris sul giallo di Portonovo per risalire alle cause del rogo che nella notte tra il 29 e il 30 maggio ha devastato SpiaggiaBonetti.

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La verità potrebbe essere nascosta nei resti che nei giorni scorsi, in un nuovo sopralluogo nello chalet di Paolo Bonetti, i carabinieri del Norm di Ancona, guidati dal comandante Vittorio Tommaso De Lisa, insieme al Nucleo investigativo e alla Scientifica, hanno sequestrato per sottoporli ad analisi specifiche, alla ricerca di tracce di un possibile liquido accelerante: tra questi, un reperto rinvenuto nella parte posteriore dello stabilimento balneare, nei pressi dello spogliatoio in cui si trovava anche il quadro elettrico da cui potrebbero essersi propagate le fiamme.
 
Proprio per ricostruire la dinamica incendiaria ed eseguire accertamenti finalizzati ad individuare eventuali residui di sostanze acceleranti - così da comprovare o escludere la tesi del dolo - la Procura ha deciso di affidarsi a due consulenti tecnici: un esperto dei carabinieri del Ris che si è già occupato della strage di Corinaldo e il perito di uno studio ingegneristico, specializzato in sicurezza e chimica industriale. Il conferimento congiunto dell’incarico da parte del pm Marco Pucilli avverrà venerdì.
Il sopralluogo
Nei giorni successivi si terrà un sopralluogo dei carabinieri del Norm con i due super esperti nello chalet, tuttora sottoposto a sequestro giudiziario, alla ricerca di altre possibili prove: uno si occuperà della parte analitica, l’altro della ricostruzione della scena. Uno spunto interessante per le indagini è arrivato dal ritrovamento di un reperto che presenta una combustione anomala e che è stato recuperato nell’ala posteriore di quel che rimane della struttura: gli investigatori ritengono che, sottoponendolo ad analisi di laboratorio e comparando i risultati con ulteriori prelievi, ci sono discrete chance di risalire al punto di innesco del rogo che potrebbe coincidere con lo spogliatoio in cui si trovava il quadro elettrico. Forse è da lì che si sono propagate le fiamme, ma gli elementi sono ancora scarsi per orientare l’inchiesta verso l’una o l’altra direzione, il dolo o l’evento accidentale. Si continua, infatti, a indagare a 360 gradi, senza escludere alcuna ipotesi, anche se Bonetti sin dall’inizio ha ribadito di non nutrire sospetti particolari né di aver ricevuto minacce o intimidazioni: insomma, non ha motivi per pensare alla mano di un piromane.
Il bagliore
La certezza è che l’inferno si è scatenato poco prima della mezzanotte di quel maledetto sabato 30 maggio: lo si evince dalle immagini riprese dalle telecamere della zona (non quelle dello chalet, andate distrutte). Una, in particolare, viene oscurata da un bagliore e poi dal fumo. Tuttavia, la prima richiesta d’aiuto, da parte di un grossista arrivato nella baia per consegnare un carico di bibite, è arrivata solo all’alba, dopo una notte di fuoco e temporali, in cui nessuno ha visto niente. 

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