Ancona, graffiti dedicati all'amico
morto: il Corso invaso dalle scritte

Domenica 28 Aprile 2019 di Stefano Rispoli
ANCONA - Vernice gialla, nera e blu. Sgorbi insignificanti, scritte e firme. Pareti, insegne e vetrine utilizzate come lavagne da writer scatenati che nella notte tra giovedì e venerdì hanno dato libero sfogo al loro estro “artistico”. Hanno deturpato, più di quanto già non lo fossero, le mura perimetrali del Mercato delle Erbe, ma soprattutto tre esercizi pubblici, uno di fronte all’altro, nella piazzetta a lato di corso Mazzini. Qualcuno, di fronte a quegli scarabocchi osceni, è stato attraversato da un brivido: ha temuto che si trattasse di minacce o addirittura messaggi satanici, così giovedì ha chiamato i carabinieri, che però hanno escluso circostanze sospette. Il sospetto è che si tratti di un “tributo” ad un giovane morto poco tempo fa
  
Ora è la polizia, con gli specialisti della Scientifica, a indagare sull’ennesimo raid dei teppisti che continuano ad rovinare il centro senza scrupoli e senza il minimo rispetto delle cose pubbliche. Il blitz dei writer non ha riguardato solo corso Mazzini, ma anche altri punti della città. Scritte riconducibili alla stessa mano sono state rinvenute nei pressi del cinema Giometti, sulle mura di cinta della Cittadella, ma anche dalle parti della questura, dove due auto sono state ricoperte di vernice spray: tra queste, una Porsche. Ma i danni più visibili sono nel centro storico: impossibile per i passanti a spasso per le vie dello shopping, illuminate dal primo vero sole primaverile, non soffermarsi su quello spettacolo disgustoso.
 
Chi proprio non si dà pace è Sofia Gemini, titolare del bar Zazie, che prova invano a decifrare quei vistosi geroglifici che hanno deturpato la sua attività in piazza delle Erbe. «Per fortuna abbiamo un’assicurazione contro gli atti vandalici, ma certe cose non fanno piacere - dice amareggiata -. Hanno rovinato tutto: la pedana, il muro, la vetrina. Il mio socio è andato in questura per sporgere denuncia. Abbiamo scattato diverse foto e le abbiamo consegnate anche alla polizia municipale. Abbiamo segnalato che lì c’è una telecamera, se funziona dovrebbero risalire ai responsabili». La spycam indicata dalla commerciante è quella che si trova nel punto più alto di un palazzo all’angolo tra piazza delle Erbe e corso Mazzini: dovrebbe aver ripreso attimo dopo attimo l’incursione dei vandali, almeno due, considerando i diversi colori delle scritte. Di giallo sono state vandalizzate le colonne in marmo di un locale sfitto, accanto alla Galleria Dorica, il cui porticato fortunatamente è stato risparmiato, anche se al suo interno non mancano i segni di teppisti armati di pennarelli. E sempre con una vernice gialla sono state imbrattate le insegne della Bottega dei Sapori, negozio di gastronomia di fronte al bar Zazie.

L’ispirazione dei writer, autori di messaggi offensivi contro il “sistema”, ha colpito pure il Mercato delle Erbe, le cui pareti esterne sono già da tempo ridotte in condizioni pietose: in attesa che vada in porto il progetto di riqualificazione, la struttura è assediata dai vandali e dalla ruggine, e pensare che potrebbe rappresentare uno dei principali elementi d’interesse per turisti e croceristi. In attesa di sapere se dalle riprese della videosorveglianza arriveranno indizi utili alle indagini, c’è già una pista su cui stanno lavorando gli inquirenti, convinti che sia opera di giovani, appena maggiorenni: tutto ruota attorno a una firma, “Dano”, comparsa nell’ultimo raid di corso Mazzini e, nelle scorse settimane, anche in piazza Pertini, nell’area dei Rinoceronti. In quell’occasione i graffiti, che avevano pesantemente insudiciato il gruppo scultoreo della Mater Amabilis di Valeriano Trubbiani, erano dedicati alla memoria di Dano, appunto, cioè Daniel Catarinangeli, il povero ragazzo osimano trovato morto a Bologna, il 5 marzo scorso, stroncato da un malore.
 
Il soprannome del 19enne ricorre nelle scritte a caratteri cubitali (con tanto di R.i.p.) presenti non solo vicino ai Rinoceronti, ma anche sui negozi imbrattati di corso Mazzini, dove i puntini di sospensione che seguono la firma “Dano” evocano un sentimento di nostalgia da parte dell’autore, probabilmente un amico dello sfortunato ragazzo, che adesso potrebbe avere le ore contate e rischiare una denuncia. La speranza è che la telecamera di fronte alla Galleria Dorica stavolta serva a qualcosa. «Analizzeremo le immagini, c’è la Scientifica al lavoro, è arrivato il momento di porre fine a questi intollerabili atti di puro vandalismo», tuona l’assessore Stefano Foresi. Non resta che incrociare le dita e confidare nell’aiuto della tecnologia. © RIPRODUZIONE RISERVATA