Allarme Covid alla Fincantieri, 90 contagiati: «E' fondamentale lo screening su tutti i dipendenti»

Giovedì 26 Novembre 2020
Torna alto l'allarme Covid alla Fincantieri

ANCONA - Nella seconda ondata di pandemia, sono 90 gli operai che hanno contratto il virus all’interno dello stabilimento Fincantieri. A dirlo è Vincenzo Gentilucci, coordinatore regionale dei metalmeccanici della Uilm, uno dei sindacati (assieme a Fiom e Fim) che lo scorso mese aveva partecipato a un tavolo in Prefettura per cercare una soluzione finalizzata a garantire il più possibile la sicurezza dei lavoratori del cantiere.

 

 

Era emersa, da parte dell’azienda, la disponibilità a garantire uno screening su base volontaria volto ad attuare 50 tamponi a settimana. «I test – ha detto Gentilucci – sono stati portati a 75. Ma rispetto al numero totale dei dipendenti che operano al cantiere, bisognerebbe fare molto di più, soprattutto considerando la particolarità del lavoro che si svolge e la difficoltà, in alcuni casi, a mantenere le dovute distanze. L’azienda si sta adoperando con investimenti importanti, perché fare i tamponi ha un impatto economico, ma il numero dei contagiati è significativo. La seconda ondata ha impattato molto di più rispetto alla prima. Dunque, credo sia importante ampliare lo screening perché la salute è prioritaria». Un altro dato significativo, secondo la Uilm, è che la gran parte delle persone contagiate appartiene a ditte in appalto alla Fincantieri. «I contagiati – ha continuato il coordinatore - sono per la maggior parte dipendenti delle ditte: ben 75 sul totale. Dunque, i contagi provengono, per così dire, dall’esterno. Ma diventano poi un problema interno. È chiaro che dobbiamo stare attenti affinché i protocolli di sicurezza sottoscritti vengano rispettati, ma bisognerebbe fare di più». L’obiettivo è attuare «uno screening generalizzato, attraverso tamponi o test sierologici, per fare il punto della situazione» all’interno del cantiere navale. All’attuazione del tampone rapido antigenico su base volontaria si è arrivati dopo trattative tra le organizzazioni sindacali e l’azienda. E soprattutto dopo lo sciopero avvenuto lo scorso otto ottobre per «rivedere il protocollo sulla sicurezza». In precedenza, c’era stata un’astensione a marzo, all’alba dell’emergenza della prima ondata da Covid-19. Poi, lo stabilimento aveva temporaneamente sospeso l’attività, ripresa il 20 aprile.

 

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