Minacciato di morte a 15 anni dai bulli: «Mi deridevano e mi rubavano i soldi»

Minacciato di morte a 15 anni dai bulli: «Mi deridevano e mi rubavano i soldi»
Minacciato di morte a 15 anni dai bulli: «Mi deridevano e mi rubavano i soldi»
di Teodora Stefanelli
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Mercoledì 13 Aprile 2022, 07:30

ANCONA - «Sono Marco, ho 15 anni e faccio la seconda superiore. Conducevo una vita tranquilla finché un giorno non ho incontrato un gruppo di ragazzi. All’inizio si avvicinavano una volta ogni tanto e mi chiedevano qualche spiccio, poi iniziavo ad incontrarli sempre più spesso. Si muovevano in gruppo e mi giravano sempre intorno. Qualcuno mi infilava direttamente le mani in tasca per rubarmi i soldi. Mi dicevano: “Sei grasso”, “sei stupido” e condividevano le storie su Instagram insultandomi e deridendomi.

Avevo paura perché pensavo che potessero venire anche sotto la mia scuola. Tutti lì erano terrorizzati da quel gruppo». 

Lo choc 

È l’agghiacciante testimonianza di un ragazzo costretto per mesi a subire le angherie del branco. A narrare la sua storia ieri mattina è stato l’ispettore Andrea Pierpaoli in occasione della cerimonia per il 170esimo anniversario della polizia alla Mole Vanvitelliana. «Mi hanno anche minacciato di morte – prosegue la lettera – e così i miei genitori sono andati alla polizia e anche io sono stato ascoltato». Alla fine del 2021 sono scattate le denunce dei bulli. «Finalmente – conclude la testimonianza - posso uscire senza aver paura. È stata una liberazione. Non cerco vendetta, sia chiaro, ma hanno sbagliato e voglio solo che non si ripeta quello che è successo a me». Il tema del bullismo e della delinquenza giovanile è stato al centro dell’incontro alla Mole. Il questore Cesare Capocasa nel suo discorso ha evidenziato come «le gang si siano ormai digitalizzate. Condividono le loro “gesta” sui vari social creando gruppi appositi che fungono da rinforzo e condivisione di condotte delinquenziali, anche come sfida aperta alle autorità». 

Il messaggio del questore 

Il meccanismo ruota intorno al concetto di «deresponsabilizzazione e dell’effetto branco, perché nel gruppo è come se ci fosse una divisione delle responsabilità, ci si sente meno colpevoli e quello che viene fatto in gruppo non si farebbe mai da soli». Capocasa, commosso, ha ricordato l’impegno degli uomini della questura dorica e ha descritto la figura del poliziotto come un «compagno al fianco dei cittadini». Non ha mancato di ringraziare il Prefetto Darco Pellos «per il suo equilibrato ed efficace coordinamento» e il procuratore Capo di Ancona Monica Garulli: «Con il suo lavoro è stato possibile recidere la spirale criminosa per salvaguardare il bene primario e superiore della salute collettiva, messo in serio pericolo dal progetto delittuoso finalizzato all’indebito rilascio dei “green pass” in cambio di denaro». A incantare il pubblico il tenore di origine anconetana David Mazzoni, finalista a Italia’s got Talent, che si è esibito nel “Nessun dorma”, e le musiche degli studenti delle scuole medie degli istituti Pascoli e Leopardi che hanno intonato l’inno della polizia “Giocondità” e l’inno d’Italia. 

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