Vaccini bluff, l'infermiere pentito fa ricorso al Riesame: «Sta collaborando, adesso scarceratelo»

L'infermiere Emanuele Luchetti, accusato di aver inoculato falsi vaccini
L'infermiere Emanuele Luchetti, accusato di aver inoculato falsi vaccini
di Federica Serfilippi
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Mercoledì 2 Febbraio 2022, 03:20

ANCONA - Da una parte, la richiesta di far cadere le misure cautelari pendenti da oltre tre settimane. Dall’altra, l’opposizione del pm Ruggiero Dicuonzo. Si sono tenute ieri mattina davanti al collegio del Tribunale del Riesame le udienze per discutere le posizioni dell’infermiere Emanuele Luchetti e dell’avvocato Gabriele Galeazzi, travolti dall’inchiesta sui vaccini bluff coordinata dalla Squadra Mobile.

 
Il primo, difeso dall’avvocato Marta Balestra, si trova in carcere con l’accusa di essere stato l’autore materiale delle simulazioni al centro Paolinelli, in cambio di soldi. Il secondo, assistito dal difensore Riccardo Leonardi, è ai domiciliari perché indicato dalla procura come uno degli intermediari dell’infermiere. Entrambe le difese hanno chiesto l’annullamento dell’ordinanza firmata dal gip Carlo Masini o in subordine una misura cautelare meno afflittiva. Fino a ieri sera ai diretti interessati non era arrivata alcuna comunicazione dal tribunale. Un particolare che non lascia ben sperare in merito all’accoglimento dei rispettivi ricorsi. Possibile, ma ancora manca l’ufficialità, che siano stati rigettati. 


Luchetti ieri non era presente in aula. Il ricorso, tra le altre cose, ha fatto leva sul comportamento collaborativo tenuto dall’infermiere nei confronti degli inquirenti. Il 50enne ha infatti parlato prima con il gip nel corso dell’interrogatorio di garanzia, poi ha avuto un faccia a faccia con il pm per chiarire alcuni punti della vicenda. Ammissioni di colpevolezza («Sono pentito, mi sono reso conto degli errori commessi») e la tirata in ballo di una platea più ampia («Sono solo un anello della catena») sono le direttrici su cui si è mosso Luchetti, ormai totalmente «consapevole della gravità dell’impianto accusatorio» diceva ieri l’avvocato Balestra che in udienza ha sostenuto come «una misura meno afflittiva possa comunque garantire le esigenze cautelari» sostenute dalla procura. Il pm si è opposto alle richieste difensive.

Stesso atteggiamento nei confronti della posizione dell’avvocato Galeazzi, ieri presente in aula. «Abbiamo presentato nei giorni scorsi una memoria difensiva di 46 pagine – riferisce il legale Leonardi, in co-difesa con il collega Andrea Battilà –. Riteniamo che rispetto alla prospettazione accusatoria l’ordinanza sia carente sia per gli indizi di colpevolezza che per le esigenze cautelari». In particolare sono stati messi in evidenza tre elementi distintivi: «l’assenza di un tornaconto economico, acclarato dello stesso gip», per cui Galeazzi non avrebbe tratto profitto dalla simulazione dei vaccini; «la mancanza totale di esigenze che possano giustificare un inquinamento probatorio e il pericolo della reiterazione dei reati contestati».

Il terzo punto riguarda il nodo del movente: «Totalmente discutibile che l’avvocato Galeazzi possa aver agito per fare un favore ai suoi clienti e ottenere più prestigio». Ieri mattina, a discutere al Riesame c’erano anche gli avvocati di almeno una quindicina di presunti clienti (hanno l’obbligo di presentazione alla Pg o di dimora) che avrebbero pagato per ottenere il Green pass in maniera illecita. Fino a ieri sera, non erano noti i risultati dei ricorsi. 

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