Crisi da lockdown, Sos giovani. La psicologa: «Abusano di alcol e videogames e c'è chi teme il rientro a scuola»

I giovani in lockdown abusano dei videogames
I giovani in lockdown abusano dei videogames
di Stefano Rispoli
4 Minuti di Lettura
Giovedì 11 Marzo 2021, 05:10

Depressione, disturbi alimentari, abuso di alcol, droghe e psicofarmaci, dipendenze dal web e dai videogames, fobie sociali, pensieri negativi. Il lato oscuro del Covid sfugge alla tremenda conta dei ricoveri e dei decessi, ma non è meno drammatico: prima o poi bisognerà fare i conti con le conseguenze che il terrore del contagio e un anno di restrizioni comporteranno sulle nuove generazioni.

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«Dopo l’estate il tracollo è stato impressionante e questa è l’altra faccia dell’emergenza - è il grido d’allarme della psicoanalista Giorgia Cannizzaro -. Tutte le psicopatologie che viaggiavano in una traiettoria di miglioramento o di stabilizzazione dalla scorsa estate hanno avuto una caduta repentina, negli adulti, ma soprattutto nei giovani». 


Dottoressa, quanto hanno inciso lockdown e pandemia nella psiche degli adolescenti?
«Più di quanto si possa immaginare. Siamo noi analisti ad aiutare i pazienti a rileggere i loro sintomi in relazione all’isolamento, alla mancanza di socialità, a un’emergenza sanitaria vissuta ormai con assuefazione. Registriamo il riacutizzarsi di psicopatologie e malesseri di natura psicologica. Sono aumentati i casi di depressione, con il record di vendite di psicofarmaci che a volte gli adolescenti arrivano a “rubare” ai propri genitori. Ma il problema sono anche le altre dipendenze». 


Alcol e droghe, intende? 
«Non solo. Senza impegni e scadenze precise, i tempi a casa si dilatano e molti adolescenti passano giornate intere sui social o davanti alla Playstation. Il maxi consumo di contatti virtuali genera amplificazioni relazionali patologiche e un’acutizzazione delle forme di fragilità in strutture mentali già precarie, senza trascurare uno spiccato aumento dell’aggressività. Ci sono genitori che non sanno più come gestire i propri figli, diventati dipendenti dai videogames oppure dal cibo, con disturbi alimentari sempre più marcati». 


Cos’ha comportato la prolungata chiusura delle scuole?
«L’istruzione ha un ruolo fondamentale nel percorso non solo formativo, ma anche evolutivo dell’essere umano. I giovani non hanno più nemmeno occasione di sfogo per lo stop alle attività sportive, diventano apatici, si stanno spegnendo. E allora subentrano meccanismi di difesa patologici. Nella fase preadolescenziale notiamo disturbi del comportamento alimentare, insonnia, crisi emotive, crolli depressivi, vere e proprie dipendenze da internet. Tra gli adolescenti, invece, aumenta il ricorso all’alcol, alle droghe e agli psicofarmaci, oltre alla tendenza all’isolamento, quella che in Giappone chiamano hikikomori». 


Ovvero? 
«Una forma di ritiro sociale, una fobia sociale che si accentua nei giovani che già prima della pandemia facevano fatica a relazionarsi con i propri pari. Chi aveva una tendenza all’isolamento e bassa autostima, ora si chiude ancor più in se stesso. Quando hanno riaperto le scuole, mi è capitato di assistere ragazzini che provavano angoscia all’idea di tornare sui banchi, in preda a un’ansia paralizzante». 


Sono gli adolescenti a patire di più gli effetti del lockdown? 
«Sul piano dello sviluppo psicofisico, sì. Tra gli adulti, invece, l’emergenza è legata alla crisi delle relazioni affettive dovute alla prolungata distanza o alla forzata presenza. È in aumento il tasso di separazioni e divorzi. Ma stiamo ricevendo anche molti pazienti che hanno vissuto in prima persona il Covid, hanno vinto la battaglia fisica, ma ora devono affrontare quella psicologica, non meno dura».

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