Sos dai Pronto soccorso di Ancona: aumentano del 30% le patologie da caldo

Sos dai Pronto soccorso di Ancona: aumentano del 30% le patologie da caldo
Sos dai Pronto soccorso di Ancona: aumentano del 30% le patologie da caldo
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Mercoledì 29 Giugno 2022, 04:50

ANCONA - Resetta la mappa dell’emergenza sotto il sole, Antonio Cherubini. «Gli accessi al pronto soccorso, in numero assoluto, non sono aumentati, restano stabili sulla media di qualche decina al giorno. Ciò che è cambiata è la tipologia dei malori. Il 25-30% in più è diretta conseguenza del caldo». Il direttore del punto di primo soccorso dell’Inrca, l’ospedale della Montagnola dedicato alla cura degli anziani, reputa tuttavia fondamentale una premessa.

«Se questa ondata di calore, molto critica per picchi di temperature e per il protrarsi nel tempo - sono dieci giorni che non dà tregua - fosse accaduta vent’anni fa sarebbe stato un vero disastro». Esplora la logica d’una strategia che, alla lunga, è stata vincente. «La massiccia campagna di comunicazione di ministero, Asur, Comuni e servizi sociali ha funzionato. Le persone sono informate, sanno come comportarsi, i servizi di assistenza sono puntuali». 

I malori 

La macchina anti-caldo è rodata, ma nonostante ciò gli ingranaggi dell’urgenza girano a ritmo più sostenuto. «Ribadisco, non sono variati i passaggi, ma i dati relativi ai mali generati da questa stagione infuocata: disidratazione, svenimenti, peggioramento dell’insufficienza renale e delle malattie croniche, stati confusionali». Torna a ripassare le cifre: 25-30% in più rispetto alla norma. Volge di nuovo lo sguardo indietro, il direttore. «Dal 2003 a oggi la popolazione anziana è cresciuta di molto, ma i casi critici che passano di qua per le conseguenze di ondate di calore pesanti come questa che stiamo vivendo non sono aumentati nella stessa proporzione». Da un’altra angolazione, ribadisce l’efficacia delle campagne d’informazione anti-clima-bollente. Cherubini non rinuncia a fare la sua parte. Semplice e diretta è la ricetta per non cadere sotto i colpi più roventi del meteo. Un pratico teorema fai-da-te. «Si deve prestare molta attenzione all’ambiente domestico: l’aria condizionata è utile». Il responsabile dell’emergenza rassicura i più timorosi e spiega che non è necessario arrivare all’effetto-frigo. «È sufficiente abbassare la temperatura di qualche grado rispetto all’esterno. Niente di più». Segue il grande classico: «Bere molto e stimolare gli anziani a farlo poiché non sentono la sete». Chiude con un «evitare le zone della casa esposte al sole». Anche il cambio di stanza può essere un’utile strategia difensiva. 

Il limite

Il bollino rosso da aria rovente non intacca un livello d’allarme già sostenuto. Michele Caporossi va diretto al nucleo: «Qui a Torrette, al pronto soccorso, siamo già al limite delle possibilità». Traduce in pratica: «Pressati». Al netto del meteo. Il direttore generale degli Ospedali Riuniti s’appella alla sua esperienza diretta sul campo: «L’emergenza-caldo riguarda soprattutto gli anziani e gli ambienti domestici. Semmai l’Inrca». I fattori che fanno impennare il tasso di rischio anche secondo lui sono la disidratazione e la degenerazione delle malattie croniche. Nella sua mente il pensiero torna, come un tarlo: «Siamo già al limite delle possibilità ma come sempre, anche quest’estate, faremo fronte alle urgenze provenienti da tutta la regione e da quelle confinanti». Con le cifre fissa il margine. «Da noi, solo in via Conca, nel dipartimento di emergenza passano dalle 150 alle 170 persone al giorno e si procede al ritmo di 80-100 tac quotidiane». No, il caldo non aggiunge altro.

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