Paolina Spalazzi, ex insegnante di 92 anni, al seggio con la sedia a rotelle e una pila per leggere

Lunedì 21 Settembre 2020 di Stefano Rispoli
ANCONA Mascherina, gel prima e dopo il voto, matite igienizzate, distanze e guai agli assembramenti. La grande tornata elettorale del post Covid ha fatto registrare un’affluenza apprezzabile in provincia. Alle 12 si era presentato alle urne il 14% (nel capoluogo il 14,19%), secondo miglior dato dopo Pesaro con il 14,59% rispetto a una media regionale del 13,42%). Alle 19 dato provinciale al 33,76% (comune di Ancona 33,52%), più alto del dato regionale (32,94%). 

 
La paura del contagio non ha frenato il desiderio degli anconetani di esprimersi su referendum e regionali, al punto che in alcuni seggi, come alle Marconi o alle Rodari di via Brecce Bianche, ieri mattina si sono formate lunghe file e c’è chi ha impiegato fino a 20 minuti per votare. «Come prima esperienza di voto, è stata emozionante» raccontano le sorelle Benedetta e Veronica Peyrone, 19 e 23 anni. «C’era un po’ di coda al seggio 75, ma ci sta perché si entrava uno alla volta e occorreva rispettare le procedure. Cosa chiedere al futuro governatore? Uguaglianza e lavoro». Bisognerebbe prendere esempio da Paolina Spalazzi, nonnina di 92 anni, ex insegnante di storia dell’arte: nonostante i problemi motori e di vista, è arrivata al seggio in sedia a rotelle, accompagnata dal figlio e dai volontari della Croce Gialla, con mascherina e torcia per illuminare la scheda elettorale. Alla faccia dell’astensione e della fuga di scrutatori. 

Il dovere civico
Sabino Massa, vicepresidente del seggio 44 di via Urbino, non ci ha pensato due volte quando ha ricevuto in extremis la chiamata alle urne. «Non giudico chi ha rinunciato, ma io ho accettato per dovere civico - spiega - e poi ci hanno fornito tutti i dispositivi di sicurezza: le cabine vengono sanificate spesso e abbiamo mascherine a disposizione dei più distratti». Ma cosa dovrebbero dire gli scrutatori dei 4 seggi speciali di Torrette? Bardati come astronauti, girano per l’ospedale a raccogliere i voti dei pazienti allettati e fanno visita a chi sta a casa in quarantena con il Covid o in attesa del tampone. «Usiamo scarpini, camice, doppia mascherina, doppi guanti, visiera e abbiamo partecipato a un corso ad hoc all’ospedale. Si figuri, io sono subentrata a un rinunciatario e solo all’ultimo siamo riusciti a trovare due sostituti per altre defezioni» dice Melissa Pesaresi, presidente del seggio speciale 96. Nel tour al reparto di Malattie Infettive ha raccolto il voto di un Covid-positivo. «Abbiamo verificato i documenti, ma il riconoscimento è avvenuto a distanza - racconta -. Un’infermiera ci ha consegnato la scheda elettorale e la matita che abbiamo inserito in una busta sigillata». 

I seggi volanti
Agli elettori in quarantena ci pensano i due seggi volanti, anche se in pochi hanno fatto richiesta di votare da casa. Erano 8 ieri: 3 fra Chiaravalle, Polverigi e Grancetta, oltre a 5 membri dell’equipaggio di un’imbarcazione in partenza dal porto che si sono messi in isolamento. Oggi toccherà ad altre 5 persone ad Ancona, tra cui due rientrate dalla Grecia. «La cosa assurda è lo Stato ci paga 135 euro in tutto per un servizio di tre giorni, il compenso non è adeguato ai rischi che corriamo» protesta Viviana Valletta, presidente del seggio mobile 95. «Abbiamo trascorso la giornata bardati da capo a piedi, siamo sfiniti perché sono operazioni laboriose. Ma no, non abbiamo paura. La nostra è una missione». 

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