L'educatrice esclusa dal vaccino. «Lavoro con bambini disabili, da un mese non riesco a prenotare: uno scandalo»

Giovedì 1 Aprile 2021 di Stefano Rispoli
L'educatrice anconetana attende ancora di potersi vaccinare

ANCONA - Un mese di estenuante attesa, tra email, telefonate, richieste di informazioni, senza ricevere risposta. Un rimpallo continuo, da un ufficio all’altro, nella speranza (vana) di fissare un appuntamento. Ma il vaccino resta una chimera e la prenotazione un miraggio.

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L’odissea di Giulia, educatrice e assistente alla comunicazione per bambini sordi e disabili, dura dal 2 marzo, non appena è arrivato il via libera alla profilassi per la categoria professionale a cui appartiene, inizialmente non equiparata - chissà perché - a insegnanti e operatori scolastici. Eppure lei, quarantenne anconetana, lavora in tre diversi istituti della provincia, per conto di una cooperativa. E più di altri opera a stretto contatto con bambini fragili, alcuni considerati ad alto rischio per patologie pregresse e condizioni di salute complesse. 


«Da un mese tento di prenotarmi in tutti i canali possibili, inutilmente» racconta Giulia, una delle escluse della profilassi, altro caso di cui si occupa il Corriere Adriatico che sta conducendo una battaglia per garantire a tutti il diritto al vaccino. «In un primo momento noi assistenti alla comunicazione non rientravamo nell’elenco dei professionisti vaccinabili - spiega -, benché lavoriamo nelle scuole e a domicilio con bambini fragili, che peraltro non possono indossare la mascherina protettiva. Il 1° marzo il coordinatore della cooperativa per cui lavoro ci informa che finalmente anche noi possiamo iscriverci alle liste tramite la piattaforma del Governo. Il giorno successivo accedo al servizio, ma subito compare un messaggio d’errore in cui mi viene segnalato che i dati non sono corretti o non appartengo alle fasce prioritarie». E qui comincia una peripezia insopportabile per Giulia, vittima della burocrazia. «Chiamo il numero verde ed effettuo la prima segnalazione. Mi dicono che verrò contattata dall’Asur per prenotare un appuntamento». Passa una settimana, ma niente: la situazione non si sblocca. 


«Decido di fare una seconda segnalazione al numero verde e ottengo la stessa risposta - continua Giulia -. Alla terza settimana d’attesa, chiamo di nuovo, ma resta tutto uguale a prima. Nel mentre, grazie a una collega che ha avuto gli stessi problemi riesco a rimediare un contatto dell’Area Vasta 2. Scrivo una mail, ma nessuno mi risponde. La inoltro nuovamente, sollecitando un riscontro immediato, e mi informano che i miei dati sono stati trasferiti all’ufficio competente e verrò presto contattata per effettuare la prenotazione. Nel frattempo, è passata un’altra settimana e nessuno mi ha chiamato. Così, telefono di nuovo al numero verde per l’ennesima segnalazione, invio un’altra email all’Av2 senza risposta. Alla fine, decido di presentarmi direttamente al punto vaccini alla Baraccola. Mi riceve un medico: dice che loro non possono farci nulla, se non ho un appuntamento non possono vaccinarmi».

Morale della (triste) favola: Giulia da un mese è appesa alla burocrazia. «Io non so da dove sia partito l’errore, se dalla cooperativa, dal Comune o dall’Asur, fatto sta che nessuno si interessa: mi rimbalzano da un ufficio all’altro. È estenuante, sono arrabbiatissima: lavoro a stretto contatto con bambini disabili, alcuni immunodepressi e affetti da patologie importanti. Così metto a rischio la mia salute e quella loro. È assurdo che dopo un mese il problema non sia stato risolto. Solo in Italia succedono queste cose».

Ultimo aggiornamento: 12:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA