La “covida” svuota il centro: i clienti come Cenerentola. Il deserto già a mezzanotte

Domenica 25 Ottobre 2020 di Andrea Maccarone
La “covida” svuota il centro: i clienti come Cenerentola. Il deserto già a mezzanotte

ANCONA  - La città si svuota a mezzanotte. Sembra il titolo di un film horror. Ma è tutto vero. Uno scenario desolante si è presentato venerdì sera a chi ha messo il naso fuori casa, cercando di mantenere una sorta di normalità. Vie semideserte. Locali al minimo della capienza. Piazze vuote. I vicoli del centro storico tristemente spenti. 

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Il rimbombo delle migliaia di voci che un tempo affollavano piazza del Papa è solo un ricordo. Lo struscio lungo il Corso è roba da secolo scorso, ormai. Il Covid sembra aver messo definitivamente fine all’utilizzo del termine “movida”. Più corretto chiamarla “covida”: persone distanziate, mascherina sempre su tranne che per bere, mangiare e fumare. Ma la cosa che più salta all’occhio è la quasi diffidenza tra i clienti dei locali, che prima di sedersi al tavolo rivolgono lo sguardo al resto della sala per accertarsi che ci sia il corretto distanziamento tra i tavoli. Sono gli avventori dei bar del centro a chiedere ai gestori delle attività di poter stare all’aperto. Qualcosa è cambiato, senza dubbio. Anzi, molto. La consapevolezza ha preso piede, ma forse c’è anche più paura. Il quotidiano bollettino dei contagi ha inevitabilmente portato i suoi effetti. E le abitudini si sono trasformate. 

Le pattuglie della Polizia locale hanno intensificato l’attività di monitoraggio. Agenti a piedi hanno verificato che i locali svolgessero il loro lavoro nel pieno rispetto delle norme. Ma in particolare hanno controllato che tutti, ma proprio tutti, indossassero le mascherine. Misure rivolte più che altro ai più giovani, ancora troppo sbadati o leggeri nei confronti di un’emergenza da cui ingenuamente credono di non essere toccati. E sembra che l’ultima ordinanza emessa sia maggiormente rivolta proprio a loro. Quasi un lockdown generazionale, per evitare che nelle piazze e nei pressi dei pub si creino assembramenti pericolosi. E ironia della sorte, proprio in questi giorni ci sono state le sessioni di laurea. Alcuni hanno festeggiato lo stesso in qualche bar di piazza del Papa, provocando una certa apprensione tra i gestori costretti a gettare uno sguardo costante alle comitive. 

Negozi aperti. Ma pochi avventori. I commercianti dietro le vetrine si muovono tra gli scaffali in un’inerzia surreale. Si vende poco, ma si sta con la serranda alzata lo stesso. Il gioco vale la candela? Pare di no. Ma si naviga a vista. L’ansia sta tutta nell’attesa dei prossimi decreti. E in qualche modo, si prova ad andare avanti lo stesso. Il weekend col freno a mano lascia poche speranze alle previsioni per i prossimi giorni. Se non c’è movimento nel fine settimana, figurarsi gli altri giorni. Alle 22 le brigate di cucina nei ristoranti hanno cominciato a rassettare. Cosa inconcepibile prima. Alle 23.30 i baristi intimavano già l’ultimo giro di bevute. Abbiamo fatto un tentativo poco prima della mezzanotte, per un’ultima birra. Neanche per sogno. Dietro il bancone i bartender non sono mai stati così perentori nel negare l’ultimo drink ad un cliente. Ma stavolta c’è lo spettro della sanzione. E in un periodo di incassi ad un filo di gas, non è proprio il caso di rischiare la multa per cinque euro in più in cassa. 

Dagli Archi al centro storico, le auto della Polizia locale hanno svolto una costante attività di prevenzione con un incremento sul sabato sera. Corso Garibaldi, deserto già alle 22 di un venerdì d’autunno ha restituito l’immagine di una quotidianità stravolta. Il risvolto economico allarmante è evidente, ma lo è ancor di più quello sanitario. Un equilibrio precario che si muove pericolosamente lungo il crinale. A mezzanotte il coprifuoco. Piazza del Papa spegne le luci. I dehors si svuotano. Le comitive di amici lasciano i tavoli. Una scena inconsueta. Sembra notte fonda, eppure non lo è. Il brusio si affievolisce fino a scomparire. Non c’è più nessuno in centro. E l’ora di punta dell’aggregazione serale si tramuta inesorabilmente in una sorta di coprifuoco. L’effetto è straniante, se rapportato, poi, al contesto generale di una situazione ancora troppo difficile da accettare. Ma non c’è altra scelta.

 

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