A Torrette 70 contagiati, 5 al Salesi. E c'è lo stop dei ricoveri programmati

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Maria Cristina Benedetti
A Torrette 70 contagiati, 5 al Salesi. E c'è lo stop dei ricoveri programmati

ANCONA  - I numeri del virus riducono a un esile filo i tempi di reazione. All’appuntamento con il bollettino delle 16, ieri, gli Ospedali Riuniti si sono presentati con settanta pazienti ricoverati a Torrette e cinque al Salesi. Per tutti vale la stessa sentenza: positivi al Covid. Sembra d’essere tornati indietro di sette mesi, con il sistema sotto stress e il rischio di accumulare altro arretrato. È scritto nei numeri. Sono 16, su 18, i posti in clinica di rianimazione a disposizione dell’emergenza, occupati dai contagiati.

LEGGI ANCHE:

Inferno Coronavirus: hanno perso la vita altre due persone (un uomo di 61 anni e un altro di 70)

 

 
Malattie infettive è al collasso: 17 sono i letti occupati nella divisione e 18 nella clinica. Non sulla carta, ma nella sostanza è già un reparto Covid. Sono 9 i malati accolti in sub intensiva, e 10 al pronto soccorso. All’ospedale dei bambini se ne contano 1 in terapia intensiva neonatale, 3 in ostetricia e 1 in pediatria. La controffensiva si organizza in corsa, con un’avvertenza che pare una supplica: servirebbero reparti di Medicina ordinaria e di semi intensiva. Servirebbero come il pane, fanno sapere da Torrette che, per difendersi, ferma i ricoveri programmati di area medica e il via vai di ospiti e familiari. Non si tocca, per ora, il blocco operatorio, come pure l’attività ambulatoriale, del cui eventuale stop l’ospedale regionale non intende assumere la misura, come decisione autonoma. Mai. Perché sarebbe difficile da sopportare, in solitaria, il fardello dell’inevitabile impennata delle liste d’attesa. 
Il percorso
L’appoggio degli Ospedali Riunti all’operazione “arginare la pandemia” è anche un “sistema” di specializzandi e di turni. Partiranno a giorni i bandi per raccogliere le adesioni degli iscritti all’ultimo anno di specializzazione. Chi di loro passerà la selezione sarà destinato agli ospedali dell’Asur, ove insiste il percorso formativo, che, a loro volta, potranno liberare camici bianchi da dirottare al Covid Hospital di Civitanova. Già individuati, su base volontaria, i medici disposti a mettere a disposizione i loro turni di lavoro, la somma dei quali garantirà l’unità, in supporto sempre alla struttura dedicata alla cura del Coronavirus. Il passaggio è stato già comunicato in Regione. 
Torrette contrattacca, i sindacati non ci stanno. Sull’esile filo dei tempi di reazione s’innesta, a voce unica, la protesta dei medici di Anaao, Anpo, Cimo-Fesmed, Cigl, Cisl, Fvm, Fassid e Uil. Parlano a nome di chi è impegnato nelle trincee dell’urgenza. Segnalano, e chiedono risposte immediate. Da uno a dieci elencano punti che sono altrettante criticità. In cima alla lista ecco l’assenza di «un adeguato screening e tracciamento del virus tra i lavoratori». Subito passano «ai provvedimenti estemporanei che incrementano il caos». Un esempio tra tanti - scrivono in quel documento d’amarezze e d’accuse - «è quello del personale che da un giorno all’altro diventa intercambiabile, come infermieri di sala operatoria impiegati nelle rianimazioni». Decisioni emergenziali che «potevano essere giustificabili a marzo, non dopo sette mesi». Alla seconda ondata, no. «È inaccettabile - insistono - che sotto le vesti di una urgenza ben prevedibile si sopperisca alla cronica mancanza del personale». Un vuoto - è la loro convinzione - «che potrebbe aumentare nel caso l’amministrazione accetti che dei dipendenti di questo ospedale vengano reclutati per formare il personale del Covid Hospital». Alzano steccati. E non mollano la presa: «Una carenza - raddoppiano la posta - che s’è aggravata con l’attivazione dell’elisoccorso notturno, un servizio diventato indispensabile avviare prima della fine del mandato dell’ex presidente regionale». E qui dalla critica sembra esclusa Torrette, come in quella che segue. «Non sembrava urgente l’adeguamento dei posti-letto di terapia intensiva a 38 unità, come da decreto del 19 maggio, numero 34». Una decisione che, a onor del vero, spetta al commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri. In sintesi: Regione e aziende stavolta sono fuori dal giro. 
La diagnostica
La storia si ripete, inesorabile: aumento di turni e di carichi di lavoro. Il gruppo degli otto non perdona: «Come non evidenziare la grave disorganizzazione dei percorsi di diagnostica urgente, importante come la Tac, determinando pericolosi ritardi?». Inaccettabile «è la mancanza del servizio notturno per lo sviluppo dei tamponi». Inevitabile «è chiedere se nella strategia regionale si vogliano mantenere le funzioni peculiari di alta specialità di questo ospedale senza sacrificarle come nel precedente periodo di emergenza». Torrette contrattacca, i sindacati non ci stanno..

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA