«Io non voglio fare altri tamponi, hai capito?». Anche dipendenti pubblici al mercato nero del pass

«Io non voglio fare altri tamponi, hai capito?». Anche dipendenti pubblici al mercato nero del pass
«Io non voglio fare altri tamponi, hai capito?». Anche dipendenti pubblici al mercato nero del pass
4 Minuti di Lettura
Giovedì 13 Gennaio 2022, 03:55 - Ultimo aggiornamento: 14:55

ANCONA - Chissà quanti altri cerotti avrebbe messo ancora, il falsario dei vaccini, senza iniettare le dosi anti-Covid ai No Vax disposti a pagare tangenti da 3-400 euro al mercato nero dei certificati verdi. Lo hanno dovuto fermare in corsa, perché l’infermiere professionale Emanuele Luchetti rischiava di alimentare il contagio facendo circolare con tanto di Green pass rinforzato, nei luoghi della vita di ogni giorno, decine di persone sprovviste di qualsiasi difesa immunitaria contro il Coronavirus.

Acquaroli: «È enorme il numero degli isolati». In Dad ci sono 313 classi. Oltre 30mila i marchigiani in quarantena, 315 sono operatori sanitari

All’esigenza investigativa di acqusire nuove prove scoprendo altri complici e beneficiari del sistema-Luchetti, la Procura di Ancona ha dovuto anteporre la necessità di «salvaguardare il bene primario e superiore della salute collettiva, messo in serio pericolo dal progetto criminoso ideato e attuato dagli indagati», come scrive il pm Ruggiero Di Cuonzo nel chiedere le misure cautelari. Già la Procura era dovuta intervenire in corsa a metà dicembre sequestrando dal sistema informatico del ministero della Salute 22 certificazioni verdi rilasciate ad altrettanti clienti dell’infermiere infedele, che avevano finto di vaccinarsi al centro Paolinelli della Baraccola, dove nella sua cabina G l’infermiere in carcere da lunedì scorso, dipendente del Centro di salute mentale di Ancona, fingeva di iniettare le dosi di siero che poi sparava nel cestino dei rifiuti o nell’Agobox.

Ma c’era il rischio che, non ritrovandosi più il Green pass valido, gli indagati scoprissero che gli stavano addosso e cercassero di correre ai ripari cancellando le prove. Un caso esemplare, emerso dalle intercettazioni, è quello di una dipendente dell’Autorità portuale di Ancona, Sonia Cantarelli, che telefona al suo intermediario Stefano Galli, chiedendo perché la sua certificazione verde non risultasse più attiva. «Io l’ho visto, c’era - dice parlando del suo Green pass - e dopo un po’ è andato scomparendo».

«Adesso tutto si risolve», cerca di tranquillizzarla Galli. «Io non voglio fare altri tamponi, capito?», mette in chiaro la dipendente dell’Autorità portuale, svelando la finalità comune a tutti i clienti di Luchetti, tra cui diversi impiegati pubblici, compresa una dipendente Asur: ottenere il lasciapassare, senza farsi iniettare il vaccino, e continuare a lavorare e fare la stessa vita di prima senza spendere soldi nei test richiesti per ottenere quanto meno il Green pass base.

© RIPRODUZIONE RISERVATA