«Molte imprese falliscono, la crisi favorisce la criminalità: servono risorse subito». L'allarme del procuratore generale Sottani

Martedì 12 Gennaio 2021 di Federica Serfilippi
Il procuratore generale Sergio Sottani

ANCONA - «Viviamo in un periodo di grande sofferenza per il tessuto economico ed è chiaro che momenti di crisi possano favorire fenomeni di usura. Credo che le risorse debbano arrivare il prima possibile, ma nelle mani giuste e al momento giusto. Solo in questo modo l’imprenditore riuscirà a risanare. Se arrivano nelle mani giuste, ma al momento sbagliato, il rischio è che chi è in difficoltà si possa legare e indebitare con la criminalità organizzata». Le parole del procuratore generale Sergio Sottani in merito al pericolo dell’aumento di reati (come usura ed estorsione) e delle infiltrazioni della criminalità nel tessuto imprenditoriale delle regione, sotto pressione dalla crisi portata dalla pandemia da Covid-19. 

 

«Con la situazione economica che si sta vivendo – evidenza il procuratore – la preoccupazione per determinati fenomeni è legittima. Finora non ci sono state evidenze, ma la guardia da parte degli inquirenti e delle forze dell’ordine è sempre altissima». È tutta una questione di tempi e riceventi “puliti” per la gestione di aiuti economici e, quando giungeranno nelle Marche, i soldi del Recovery Fund: «Se dovessero arrivare al momento sbagliato, il rischio è che passino dall’imprenditore – ormai indebitatosi – e poi finiscano nella rete della criminalità organizzata: sono i tassi d’interesse che strozzano l’economia». 

Nelle Marche, il tessuto – da quanto emerso anche dalla relazione di Bankitalia – regge soprattutto grazie al risparmio «e al ruolo fondamentale della banche». All’inizio della prima ondata, la procura generale ha lavorato, assieme alle prefetture locali, la Camera di Commercio, istituti bancari Agenzia delle Entrate per «avere uno scambio di informazioni in tempo reale, finalizzato a rilevare che dietro nuovi apparati societari ci fossero persone individuabili e capitali rintracciabili». Un lavoro partito essenzialmente da un presupposto: «In questo momento drammatico, con molte imprese che falliscono, il pericolo criminalità è notevolissimo». La pandemia ha avuto un impatto anche nel mondo giustizia: «Dal punto di vista delle indagini – ha sottolineato il dottor Sottani – non c’è stato un allungamento dei tempi. La sospensione delle udienze ha invece creato problemi, le conseguenze dei rinvii le vedremo nei prossimi anni. Non si riuscirà a recuperare il tempo perso, si è verificato una sorta di effetto ad imbuto».Per quanto riguarda il tribunale di Ancona, malumori tra avvocati sono stati provocati da alcuni rinvii a giudizio fissati per la primavera del 2023 a causa dei ruoli “sold out” dei collegi giudicanti: «La giustizia non può permettersi tali tempi, è difficile in questi casi dare una giustificazione al cittadino. Di fronte a determinate situazioni, bisogna adottare dei provvedimenti, anche con riforme legislative che possano eliminare gli appesantimenti procedurali, prevedere un aumento del personale amministrativo e una maggiore organizzazione degli uffici giudiziari». 
È quest’ultimo uno dei punti su cui spinge il procuratore: «La pandemia ha fatto diventare ancora più disorganizzati gli uffici che già lo erano, mentre quegli uffici che avevano un minimo di organizzazione hanno potuto continuare a dare risposte». Per colmare i gap «servirebbe una visione unitaria, a livello regionale, dal punto di vista organizzativo. Per il periodo del lockdown e fino a luglio è stato istituito un Gabinetto di Crisi (formato dal procuratore generale, dal presidente della Corte d’Appello, dal governatore e dall’autorità sanitaria regionale, ndr) che si è limitato a un compito di indirizzo. Al di là dell’emergenza, credo che sia necessaria una direzione regionale». La pandemia ha anche portato segnali positivi, come la digitalizzazione degli atti e il sistema telematico per le notifiche. Ma serve un balzo in più: «Ci sono adempimenti burocratici che possono essere eliminati e forme semplificate per accelerare i tempi. Alcuni esempi? Un’udienza al Tribunale di Sorveglianza può tenersi con i detenuti in collegamento da remoto, così come se c’è sa risentire un testimone in appello. Fermo restando che il processo di primo grado va fatto in presenza»

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