Torrette annaspa, scoppiano i reparti Covid: si teme il taglio del 50% delle sedute operatorie

Domenica 22 Novembre 2020 di Maria Cristina Benedetti
E' critica la situazione all'ospedale di Torrette

ANCONA - Non avremmo mai voluto scrivere del bollettino di ieri, che fissava, nella freddezza dei numeri, il difficile equilibrio che tenta di mantenere Torrette. Una donna di una ottantina d’anni, dell’Anconetano, non è riuscita a tenere testa al Covid. Era tra i 21 pazienti che venerdì affollavano la Clinica di terapia intensiva. Quando, sulla carta, non più di 19 letti avrebbero dovuto essere destinati alla cura del Coronavirus.

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La determina
Un percorso a ostacoli, sul filo, tiratissimo, della massima tensione, al limite dello strappo, che ieri ha riportato a 20 la quota dei ricoveri nel reparto diretto da Abele Donati. Del gruppo fa parte anche un contagiato che arriva dall’Area Vasta 3, dal Maceratese, e che entro lunedì dovrà affrontare un delicato intervento al cuore. È l’applicazione sul campo del piano aziendale, che nelle 18 pagine di una determina appena ufficializzata, indica le mosse per garantire la continuità assistenziale durante questa seconda fase d’emergenza sanitaria. Una sintesi e un solo epilogo: scongiurare la “fase 3”. Tradotto in costi, insostenibili: significherebbe la riduzione delle sedute operatorie di quasi il 50%, con l’impossibilità di salvaguardare l’attività, oncologica e non solo, che sarebbe proibito rimandare. Si andrebbe dalle 18 alle 10 sedute chirurgiche al giorno. 

Le tappe 
Come un ritorno al passato. Il passaggio a rischio sarebbe il frutto di un’azione combinata di fattori. Primo: la necessità di avviare il Cov-6, con la trasformazione di 10 posti di terapia intensiva, presso la Divisione di Rianimazione, capeggiata da Elisabetta Cerutti. Quei famosi letti convertibili in un’ora. Con la contestuale attivazione di altrettante postazioni equivalenti, ma Covid free, negli spazi che in origine erano destinati al Day Surgery, gli interventi che hanno bisogno di un solo giorno di ricovero. Nel piano pandemico degli Ospedali Riuniti è incisa una condizione: mai senza l’assunzione di 25 nuovi infermieri. Altrimenti il blocco operatorio dovrebbe fare il temuto passo indietro. 
Seconda mossa: l’avvio del Cov-3, che significa altri 18 posti di semintensiva, a gestione pneumologica, al quinto piano. Qui il prezzo da pagare sarebbe meno caro, ma sarebbe pur sempre un costo salato: pneumologia dovrebbe passare da 17 a 10 letti; endocrinologia da 9 a 6; chirurgia senologica da 7 a 4; nefrologia da 17 a 14; clinica di chirurgia dei trapianti e pancreas da 14 a 8; area gastroenterologica da 39 a 20; cardiologia semintensiva da 24 a 20. Procedendo per immagini, potrebbe significare, nell’ipotetico giorno di una possibile “fase 3”, che quattro pazienti con l’infarto resterebbero tagliati fuori. 

I numeri
Assetto a variazione impercettibile. Anche ieri, con la successione di numeri che non disconnette mai gli Ospedali Riuniti dallo stato di emergenza. Tutt’altro. Solo 8 dimessi, su 104 ricoveri, uno in meno rispetto a venerdì. In subintensiva non c’è più un posto, tutti e 20 sono occupati; nel padiglione di Malattie infettive, pieno da settimane, sono in 40; il reparto Cov-4, al sesto piano della palazzina dove sorgerà il nuovo Salesi, esaurito da giorni, non si sposta dai 24 ricoveri. Nel pomeriggio, al pronto soccorso c’erano 10 persone in attesa. Ed è ancora in alto mare la messa in pratica dell’alleanza pubblico-privato. Niente. La Residenza Dorica, la struttura medicalizzata gestita dal gruppo Kos, che metterà a disposizione 43 letti, rimanda ancora. Avrebbe dovuto aprire già da giorni ai positivi meno gravi in uscita da Torrette. Cinque pazienti sono in lista d’attesa, altri 16 sono stati già dirottati nei Covid hotel. Ma almeno, nell’ospedale dei bambini, il Salesi, la tensione si allenta: due contagiati in ostetricia e zero al pediatrico. La freddezza dei numeri per un equilibrio impossibile. 

Ultimo aggiornamento: 08:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA