«Green pass, prego». Scattano i controlli del codice Qr alla stazione e sui treni. I passeggeri applaudono: «Giusto così».

Giovedì 2 Settembre 2021 di Stefano Rispoli
Il controllo del Green pass alla stazione di Ancona

ANCONA - «Green pass, prego». Dal tablet al cellulare, il controllo è rapidissimo. Pochi secondi per scannerizzare il Qr Code e accertarne la veridicità. La luce verde si accende sul display. «Ok, vada pure». E il viaggio può cominciare. Alla stazione, i controlli avvengono a terra con il personale di Trenitalia e a bordo dei convogli con la Polizia ferroviaria.

 

«Non abbiamo dovuto far scendere nessun passeggero, almeno fino a questo momento: tutti erano in possesso del Green pass e chi non lo aveva o era esentato o ha esibito la certificazione dell’avvenuto vaccino o aveva fatto il tampone nelle 48 ore precedenti», dicevano ieri mattina due agenti della Polfer in servizio sul Frecciabianca proveniente da Lecce. 


Da ieri, infatti, anche sui treni a lunga percorrenza (Intercity, Intercity Notte e Frecce) è obbligatorio il certificato verde, ad eccezione dei minori di 12 anni e dei soggetti esenti sulla base di idonea certificazione medica. Chi ne è sprovvisto, viene fatto scendere alla prima stazione utile. La legge prevede multe da 400 a mille euro per i trasgressori. «Ma perché sui treni a lunga percorrenza serve il Green pass e su quelli regionali no?» si domanda Mattia Robertiello, studente di 19 anni di Lanciano, fresco di Maturità. Siede su una panchina in attesa del Freccia per Milano. Sullo schermo del suo smartphone mostra il suo Qr Code. «Ho fatto entrambi le dosi di vaccino, sono stato tra i primi, visto che dovevo sostenere l’esame - spiega -. Il Green pass è una buona cosa, non la vedo come una limitazione anzi. Il problema è che non basta una misura individuale a compensare il vuoto strutturale della sanità italiana. Non sarà questo strumento, purtroppo, a fermare la pandemia, né tantomeno l’odio nei confronti di chi manifesta dubbi sui vaccini: non tutti sono necessariamente no vax violenti». La stazione di Ancona si popola di turisti e pendolari. Emanuela Cristofaro, dopo tre giorni di vacanza in città, si appresta a un lungo viaggio per tornare nella sua Lugano. 


«Mi auguro ci siano più controlli perché sono dell’idea che chiunque salga su un mezzo pubblico debba essere vaccinato - commenta -. Con il Green pass mi sento più sicura quando viaggio e sinceramente non condivido le polemiche: mi sembra uno strumento intelligente e utile per fermare il contagio». Raffaella, Caterina e Maria, tre amiche fabrianesi, hanno le valigie piene: stanno per partire per qualche giorno di vacanza a Vasto con figli al seguito. «Nessuno ci ha chiesto il Green pass, né a bordo né a terra, ma lo abbiamo con noi - spiegano -. È giusto così: chi non si è vaccinato non viaggia, stop».

I controlli avvengono per ora a campione, direttamente sulla banchina ferroviaria, dove un addetto munito di tablet interroga i passeggeri sul viaggio che stanno per intraprendere e sul possesso del certificato. «Un controllore ci ha chiesto se prendevamo il Freccia per Venezia e con un lettore ha verificato il nostro Qr - racconta Desirée Tantarelli, giovane mamma ascolana in viaggio con la famiglia -. Mia figlia non si è ancora vaccinata, ma le abbiamo fatto fare il tampone. Io e mio marito, invece, siamo a posto: ci hanno somministrato entrambe le dosi, per qualche mese stiamo tranquilli». 

 

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