Il consigliere Urbisaglia batte il Covid: «Ho temuto di morire, ora posso sposarmi con Gloria»

Mercoledì 24 Febbraio 2021 di Stefano Rispoli
Il consigliere Diego Urbisaglia

ANCONA - Un mese all’ospedale, 14 giorni in coma. La paura di morire, la gioia di rinascere. «Sì, ce l’ho fatta, ho vinto la mia battaglia per la vita» sospira Diego Urbisaglia. Non trattiene le lacrime ripensando al momento in cui ha salutato per l’ultima volta la compagna e i tre figli, prima di essere sedato e intubato perché il Covid gli aveva svuotato i polmoni e tolto il respiro. «Gli ho detto: vi amo, spero di essermi comportato sempre bene con voi. Ci rivediamo presto». 

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Oggi il consigliere comunale e vigile del fuoco del porto è fuori pericolo. Ha lasciato la terapia intensiva, ma resta in osservazione nel reparto di Malattie infettive. «Quando mi dimetteranno, verrò trasferito in un centro di riabilitazione perché dopo essere rimasto immobilizzato a letto, non muovo di un millimetro le gambe, non sento più i piedi - racconta il 42enne dall’ospedale di Torrette -. Sarà lunga, molto lunga. Ho ancora la febbre, anche se tecnicamente ho sconfitto il Covid: venerdì sono risultato negativo al tampone. Quella notizia è stata una liberazione, come quando mi hanno risvegliato, l’11 febbraio, dopo aver dormito per due settimane. Ora la respirazione va bene, uso solo gli occhialini per l’ossigeno, niente più maschera o tubi. La prima cosa che ho fatto quando ho ripreso conoscenza? Una videochiamata con Gloria, la mia compagna, e con i miei figli, anche se non ho voluto che mi vedessero con la maschera sul volto per evitare che si spaventassero. Gli ho detto: tranquilli ragazzi, papà deve fare solo un po’ di aerosol».

Tutto è cominciato a fine gennaio. «Sentivo di avere l’influenza, ho chiamato la mia dottoressa, le ho descritto i sintomi e lei non ha avuto dubbi: era il Covid - racconta Urbisaglia -. Per una settimana sono rimasto a casa con 39 di febbre e la macchina per l’ossigeno, poi mi hanno ricoverato e intubato. Sì, ho avuto paura di morire, sarebbe stata una beffa dopo tutte le difficoltà che ho passato e dopo aver creduto in un progetto famiglia. Rischiavo di andarmene, proprio quando avevo trovato una stabilità».


Quando vedi la morte in faccia, e hai la fortuna di scamparla, capisci che la vita va morsa in ogni istante. Diego non ha perso tempo. «Appena mi sono risvegliato, ho chiesto a Gloria di sposarmi: dopo 11 anni ci sta». E si commuove. «Ovviamente mi ha risposto di sì, convoleremo a nozze appena tutto questo sarà finito. Purtroppo il percorso non sarà breve, ma già essere tornato a respirare non mi pare vero: è stato un brutto viaggio, ma di andata e ritorno. Ho ricevuto tanti attestati di vicinanza, ringrazio tutti, a partire da medici e infermieri di Torrette: sono stati eccezionali». Monito finale: «Non faccio prediche, ma dico a tutti: state attenti, questo virus è infame, sempre in agguato. Non sottovalutatelo».

 

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