Ore 19, scatta il coprifuoco: bar e ristoranti chiudono in anticipo. «Eventi e park per far rifiorire il centro»

Domenica 6 Febbraio 2022 di Stefano Rispoli
In corso Garibaldi c'è un calo drastico di presenze

ANCONA - «Si vedeva più gente in giro l’anno scorso in zona rossa», sospirano i commercianti, con lo sguardo rivolto al deserto di corso Garibaldi. Stavolta il Covid non c’entra o, meglio, non è il responsabile di tutti i mali. Il coprifuoco che incombe sul centro al calar del sole è l’effetto di un’onda lunga che trae origine dal passato e, sostengono gli operatori, è la conseguenza del vuoto attrattivo del capoluogo.

 

Mancano iniziative, c’è carenza di spunti. Servirebbe il richiamo di un cartellone di eventi per rivitalizzare il centro e catalizzare presenze. Diversi baristi e ristoratori si sono già arresi: c’è chi ha deciso di chiudere in anticipo, al tramonto. Altri ci stanno pensando. «Non c’è gente in giro, il corso è completamente deserto dalle 7 del pomeriggio in poi», conferma Michele Zannini. Il suo Bar Giuliani in mezzo alla settimana spesso abbassa le saracinesche dopo gli aperitivi. «Rinunciamo al servizio serale perché significa impegnare 6-7 dipendenti e la cucina: il caro bollette ha comportato un aumento dei costi, non possiamo sostenerli se poi i coperti sono pochi. Incidono le quarantene, la paura di contrarre il Covid e un clima generale di preoccupazione, per cui scatta il coprifuoco all’orario di chiusura dei negozi». Va detto, come sottolinea Laura Papa del Barangolo di piazza Cavour, che dopo il periodo natalizio storicamente si registra un crollo di presenze in centro.

Ma il punto è proprio questo: «Non si può passare dalla ruota panoramica e dai mercatini al nulla assoluto - dice -. Di giorno non c’è tanta gente, ma in un modo o nell’altro resistiamo. La sera, invece, è una desolazione generale. Il Covid? Influisce pesantemente. Ma c’è un problema più grosso.


Serve un guizzo, un’intuizione, per non arrendersi allo sconforto generale. «Bisogna organizzare più eventi culturali ed enogastronomici, ma non solo quando arriva la bella stagione - interviene Antonio Avello del Caffè Roma -. Ma purtroppo c’è una tendenza generale a svuotare la città da parte delle istituzioni: hanno tolto gli uffici dell’Inps e della Provincia, hanno decentrato le scuole. E noi ne paghiamo le conseguenze. Serve un cambio di passo perché davvero l’impressione è che ci fosse più gente l’anno scorso, in piena pandemia, di oggi». 


Al bar Corso Garibaldi 134 hanno optato già da qualche tempo per la chiusura anticipata: non ha senso, almeno in questo momento, sostenere i costi di un’apertura prolungata alla sera in mancanza di un adeguato afflusso di clienti. «Non c’è movimento, molti anconetani sono in quarantena o hanno paura ad uscire - spiega il titolare, Valentino Petrolati -. Restare aperti a oltranza, in queste condizioni, significa pagare bollette più alte e buttare via le materie prime». 


Ma come si è arrivati a tanto? «Per me ha inciso anche la presenze di queste gang di ragazzini che hanno seminato il panico in centro», riflette il ristoratore che in corso Garibaldi ha assistito troppe volte alle scorribande dei baby bulli e al loro riflesso negativo sulla percezione di sicurezza degli anconetani. «Non esiste una zona pedonale decente, siamo nel degrado totale: paradossalmente c’è più gente nelle frazioni che non in centro. Ancona era e resta una città di passaggio, anche d’estate». Ma allora, che fare per scrollarsi di dosso questo grigiore? «Se non ci sono iniziative, la città si svuota», sostiene Petrolati, che indica due strade per uscire dal torpore: «Eventi qualificati e più parcheggi perché, paradossalmente, il centro è deserto ma i posti per le auto comunque non si trovano». 

 

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