Chiusura alle 22, le categorie economiche insorgono contro il clima di terrore: «Un martirio, con il coprifuoco ci fanno morire tutti»

Sabato 17 Ottobre 2020 di Andrea Maccarone
Chiusura alle 22, le categorie economiche insorgono contro il clima di terrore: «Un martirio, con il coprifuoco ci fanno morire tutti»

ANCONA -  Lallerta è massima. I contagi viaggiano a ritmo elevato. Si va verso il coprifuoco alle 22. E le categorie produttive insorgono: «Così si uccide l’economia». I più colpiti bar e ristoranti. Per Confcommercio il cerino è nelle mani della Regione: «Ora si facciano valere nei tavoli deputati».

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C’è forte agitazione nel mondo della ristorazione e della somministrazione. Il coprifuoco alle 22 assesterebbe il colpo di grazia ad un settore già devastato da due mesi di lockdown. «E’ un martirio – afferma Massimiliano Santini, direttore Cna Ancona – un provvedimento simile metterebbe ko un segmento già in ginocchio». «Sbagliato confondere la politica economica con la situazione sanitaria – ribatte Marco Pierpaoli, segretario generale di Confartigianato Ancona e Pesaro-Urbino – giusta la prevenzione, ma non possiamo far morire le attività». 

Proprio ora che, nonostante le misure restrittive, stavano arrivando segnali rassicuranti di una timida, ma costante, ripresa del settore dopo lo choc d’inizio anno. Ma il forte rialzo dei contagi sta facendo tremare il governo nazionale. «Ci aspettiamo che la nuova giunta regionale affronti attentamente la questione – incalza Massimiliano Polacco, direttore generale Confcommercio Marche Centrali – la Regione Marche ha il coordinamento del commercio a livello nazionale nella Conferenza Stato-Regioni e può fare la differenza in quel tavolo». «Si sente già la mancanza di un referente territoriale in giunta regionale – lamenta Giancarlo Gioacchini, Confesercenti – grave errore non considerare un rappresentante dell’area di Ancona».

Il bollettino dei contagi sale ogni giorno. E con esso l’effetto che inevitabilmente provoca tra la popolazione. «Cerchiamo di essere obiettivi e guardiamo i dati con senso analitico – sottolinea Santini – dopo ogni bollettino arriva un provvedimento restrittivo. Questo è un clima del terrore preventivo. La gente non esce più. Ha paura. Tutelare la salute dei cittadini è la prima preoccupazione, va bene. Ma non si può mettere in ginocchio un sistema economico». E allora? Cosa bisognerebbe fare? «Ogni regione dovrebbe attuare dei provvedimenti adeguati alla propria situazione – spiega Pierpaoli – serve una concertazione con le attività economiche per evitare che il problema sanitario diventi economico. Ma soprattutto attenzionare la situazione evitando di creare allarmismi». Due giorni fa l’incontro tra Conte e la Federazione Italiana Pubblici Esercizi in cui il premier avrebbe confermato la massima attenzione verso il comparto della ristorazione e più in generale dei pubblici esercizi e della ristorazione.


«La nostra federazione aveva ricevuto rassicurazioni in merito – riferisce Polacco – mentre ora si sta paventando la peggiore delle ipotesi. Non è in questo modo che si contiene il contagio. I nostri operatori si attengono in tutto e per tutto al protocollo». E intanto cresce il numero di imprenditori che sopraffatti decidono di abbassare per sempre la serranda. «In città tornano a vedersi i cartelli affittasi sulle vetrine – racconta Gioacchini – non è un bel segnale. Il lavoro è diminuito per tutti e l’aria si fa sempre più pesante. Non credo sia il caso di applicare misure ancor più restrittive».

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