Un museo nella villa di un medico: i carabinieri lo scoprono dal cielo

Martedì 2 Giugno 2020 di Lorenzo Sconocchini
Un museo nella villa di un medico: i carabinieri lo scoprono dal cielo

ANCONA  - In casa di un anziano medico anconetano hanno recuperato un’intera collezione di reperti archeologici da riempirci un museo, con beni databili dalla preistoria al medioevo, compreso un raro kit di strumenti chirurgici, ancora conservati all’interno dell’involucro, e il ceppo in piombo di un’ancora romana miracolosamente integro. A Falconara, sempre in casa di un professionista appassionato di archeologia, sono riusciti a ritrovare una porzione di sarcofago e una statua rubata da “tombaroli” romani il 19 settembre 1978 nell’area dell’antiquarium comunale del Celio.

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Sono solo due tra le principali operazioni portate a termine nel corso del 2019 dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Ancona, competenti sul territorio di Marche e Abruzzo, che l’anno scorso hanno recuperato più di 1.600 beni per un valore di oltre due milioni e mezzo di euro. Il bilancio dell’attività operativa del Nucleo Tpc di Ancona, al comando del colonnello Carmelo Grasso, segnala una sensibile diminuzione dei furti di beni d’arte in musei, luoghi espositivi pubblici o privati, chiese, archivi, biblioteche e residenze private. Nel 2018 tra Marche ed Abruzzo erano stati denunciati 58 furti, l’anno scorso si è scesi a 16.

Un risultato, dà atto in una nota il Comando dei carabinieri dell’arte di Ancona, «frutto dell’intensa collaborazione instaurata dai Carabinieri con vari soggetti», dai funzionari delle Soprintendenze ai direttori di musei, archivi e biblioteche, che hanno alzato gli standard di sicurezza, dai responsabili degli uffici beni culturali delle Diocesi ai sindaci delle città e dei borghi ricchi d’arte, fino a molti cittadini che hanno fornito supporto nella prevenzione dei furti. Ai risultati del Nucleo Tpc hanno contribuito le articolazioni territoriali dell’Arma dei carabinieri e un aiuto prezioso come sempre è arrivato dalla Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, la più grande banca dati di opere d’arte da ricercare al mondo.

Molti dei beni inseriti in quella lista finiscono nelle collezioni di privati appassionati di arte e archeologia. In casa di un anziano medico anconetano in pensione, una villa in zona Passetto, i carabinieri del Nucleo Tpc hanno scoperto un collezione di beni archeologici - detenuti secondo la Procura illegalmente - di varie epoche, anche se riferibili soprattutto al periodo preromano e romano. L’operazione è durata dall’estate fino al dicembre scorso e ha richiesto anche l’impiego del V nucleo elicotteri di Pescara, che con i suoi sorvoli sulla villa ha fotografato e filmato alcuni beni esposti nel giardino. Il nucleo principale della collezione sequestrata al medico - denunciato per ricettazione in attesa che possa dare la sua versione - «è costituito da un insieme di reperti lapidei di pregevole fattura quali sculture in marmo, frammenti di bassorilievi e di elementi architettonici decorativi». Poi tante ceramiche: dall’urna cineraria all’anfora da trasporto, dal bucchero alla ceramica a vernice nera. Ma i pezzi più singolari sequestrati al medico sono un raro insieme di strumenti chirurgici, ancora avvolti nel telo che serviva da involucro (forse di epoca romana, ma la datazione è ancora in corso), e il ceppo in piombo di un’ancora romana ben conservato.

Una collezione è stata ritrovata anche in casa di un professionista falconarese, ma stavolta per recuperarla non è servito l’elicottero. Alla morte del proprietario, sono stati gli eredi ad avvisare i carabinieri che in casa del professionista si era nel tempo accumulata una collezione di beni archeologici risalenti tra il VII secolo a.C. e il III secolo d.C. Molte sculture, tra cui un tronco di statua virile acefala in marmo e una porzione di sarcofago (altorilievo) in marmo, e numerose ceramiche, tra cui una oinochoe in bucchero, una olpe protocorinzia, una kylix in ceramica a figure nere, un lebes gamikos, tre lekanides e un cratere a campana in ceramica a figure rosse. L’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Ancona è ancora in corso, ma dai primi accertamenti è emerso che la porzione di sarcofago è provento del furto consumato a Roma il 19 settembre 1978 nell’area dell’antiquarium comunale del Celio. Dallo stesso furto dovrebbe provenire anche la statua senza testa.

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