Ancona, il caporalato dei sub appalti e il ricatto delle buste paga firmate al buio. «Se non ti va bene trovati un altro posto»

Venerdì 5 Giugno 2020
La caserma della Guardia di Finanza

ANCONA - Le buste paga erano apparentemente in regola. Gli accertamenti avrebbero rilevato invece tutt’altro: secondo i rilievi dell’Ispettorato del lavoro diretto dal dottor Pierluigi Rausei, le ore di lavoro registrate erano nettamente inferiori a quelle effettive, la paga oraria erogata diversa da quella prevista dal Ccnl figurante, sarebbero state fittizie le voci retributive registrate e scaricate fiscalmente come costi ma nei fatti non erogate ai lavoratori. Stando a quanto accertato, sarebbero stati fasulli anche gli acconti registrati e decurtati dalla retribuzione al fine di abbassare il totale netto della busta paga e ricondurlo alla cifra stabilita dalla ditta ed effettivamente bonificata.

Secondo l’Ispettorato, le ricevute di pagamento in contanti, le richieste di anticipazione del Tfr e le buste paga venivano predisposte unilateralmente dalla ditta e fatte firmare ai lavoratori (quasi tutti di origine bengalese) senza permettere loro di comprendere cosa firmavano, senza darne una copia, senza possibilità di chiarimenti, pena la perdita del posto. Gli operai in questione trattavano la molatura degli scafi, lavorando di notte dal lunedì al venerdì per almeno 8 ore, più il sabato pomeriggio per 4-5 ore. Per gli ispettori, nei fatti, la maggiorazione notturna non sarebbe mai stata erogata, così come le tutele e le relative indennità. I lavoratori sarebbero stati saldati con una paga globale omnicomprensiva con un minimo di 6 euro a un massimo di 7,50 l’ora. All’esito degli accertamenti sono state contestate sanzioni amministrative per 64.917 euro, addebitati circa 68.600 euro di contributi previdenziali ed emanato 26 diffide accertative per crediti patrimoniali dei lavoratori per complessivi 309.807 euro. 

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