Sequestri davanti alla Mole, la rabbia dei pescatori: «Ci trattano da furbetti, ma vogliamo soltanto lavorare». Multe anche da 20mila euro

Sabato 9 Aprile 2022 di Michele Rocchetti
Sequestri davanti alla Mole, la rabbia dei pescatori: «Ci trattano da furbetti, ma vogliamo soltanto lavorare». Multe anche da 20mila euro

ANCONA - «Non siamo furbetti. Ci manca uno spazio adeguato per lavorare in tranquillità». Gli operatori della piccola pesca, soggetti a una parte dei sequestri disposti dalla Capitaneria di porto di Ancona in zona Mandracchio, non ci stanno ad essere additati come portatori di degrado. Anche perché più volte hanno chiesto che fossero istallate le infrastrutture necessarie, o venisse loro assegnato un luogo più consono, alla tipologia di pesca che effettuano. Ma nessuno li ha mai ascoltati. 

 
Poi, all’improvviso, sono arrivate le multe, fino a 20 mila euro, e i sequestri. E ora si ritrovano a non poter più lavorare. «Sono 40 anni che gli operatori della piccola pesca utilizzano quella banchina, e lo fanno semplicemente perché è la più idonea – spiega Vincenzo Boukef -. Noi abbiamo barche molto piccole, sulle quali non è possibile fare la selezione del pescato. Perciò dobbiamo scaricare prima tutto a terra. E dobbiamo farlo a mano». Un’operazione che può essere agevole se la banchina si trova, come quella di fronte alla Mole, al livello delle barche, molto più complicata se è collocata un metro e mezzo più in alto. «La Capitaneria dice che dobbiamo usare la passerella metallica che corre lungo il ponte, ma salirvi con le cassette piene e le attrezzature è quasi impossibile. Tra di noi c’è anche gente di 60 o 70 anni. Non ce la fa a sollevare il materiale così in alto». 

Il rischio 

E il pericolo è dietro l’angolo, soprattutto con il buio della mattina presto, quando le barche rientrano in porto. Tanto che si sono già verificati numerosi incidenti. «Quella passerella era stata pensata per le vongolare, che poi sono state spostate da un’altra parte. Per noi è troppo alta e troppo stretta. Già fosse stata qualche metro più larga poteva servire a qualcosa. Ma così è impossibile lavorarci». Per questo i pescatori avevano chiesto l’istallazione di una decina di box sul lato opposto, dove si trovano i baretti e il benzinaio. «A Senigallia gli operatori della piccola pesca hanno ciascuno il proprio posto barca e, di fronte, un capanno dove possono riporre gli attrezzi, selezionare il pesce e venderlo al pubblico». Ad Ancona, invece, chi è fortunato ha un magazzino a chilometri di distanza, dove ogni giorno deve riportare le attrezzature, mentre gli altri si arrangiano lasciando tutto sulle banchine. «Non si tratta di rifiuti, ma di strumenti di lavoro, che altrimenti non sapremmo dove riporre, perché la barca non può contenerli tutti». Quanto alla vendita, sono costretti a farla direttamente a bordo. «Ci sono degli abusivi che comprano il pesce al mercato e poi vengono a venderlo qui davanti coi carrelli, mentre noi dobbiamo far letteralmente saltare la clientela dentro la barca. Un’assurdità. Non chiediamo tanto. Solamente che ci diano la possibilità di lavorare in maniera pulita e ordinata senza dar fastidio a nessuno come succede da altre parti». 

Le soluzioni

E i box al Mandracchio potrebbero non esser l’unica soluzione. «Le volanti che vanno a sardoni hanno a disposizione una vasta area dove tengono soltanto casse e bancali. I proprietari si erano detti disponibili a metterne a disposizione una porzione per noi. Però l’Autorità portuale ha deciso, chissà perché, che non si poteva fare. Ma ci sarebbe anche un posto vicino alla Capitaneria, dove c’è un pontone rimasto senza proprietario. Basterebbe demolirlo e ricavarci dei box. Siamo rimaste nove barche. Non ci serve chissà quanto spazio». Intanto, però, bisogna rientrare in possesso delle attrezzature. I pescatori si sono rivolti ad un avvocato. La prima udienza è fissata per il 19 aprile. La speranza è che si possa arrivare rapidamente al dissequestro. Perché c’è a rischio tutto un settore.

 

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