I maxi cantieri infiniti che non vedono la luce: il piano Periferie viaggia con un ritardo di oltre due anni

Martedì 14 Settembre 2021 di Stefano Rispoli
Il cantiere fermo all'ex Birra Dreher

ANCONA - In un mondo parallelo, senza il dramma della pandemia e gli intoppi della burocrazia, il profilo nord della città sarebbe già stato ridisegnato. Gli anconetani ammirerebbero gli Archi restaurati, siederebbero sulle panchine di piazza del Crocifisso tra i ciliegi in fiore, passeggerebbero sul lungomare di via XXIX Settembre con vista sulle grandi navi da crociera, potrebbero sorseggiare un caffè nella piazzetta all’ingresso del parco della Grande Frana.

 

Sorriderebbero pure i residenti di via Marchetti, felici di vivere in un maxi-condominio ristrutturato, efficiente e circondato dal verde, oltre ai pendolari che potrebbero servirsi del terminal del Verrocchio per raggiungere il capoluogo, nel segno della mobilità green. 


Nel mondo reale, invece, la situazione è ben diversa. Le 6 grandi opere del Piano periferie viaggiano con ritardi che in un caso sono destinati a superare i due anni. Colpa di ostacoli assortiti che hanno reso evanescenti le promesse del sindaco Valeria Mancinelli la quale, in tempi di campagna elettorale, aveva garantito che il ruolino di marcia per l’apertura e la chiusura dei cantieri destinati a svecchiare il volto della città nell’area Archi-Palombella-Stazione non avrebbe rallentato di un solo giorno. Ma all’epoca il sindaco non poteva certo immaginare che di lì a poco - 6 agosto 2018 - i maxi progetti sarebbero stati stoppati dal decreto Milleproroghe: è stato necessario aspettare 7 mesi prima che, nel marzo 2019, venisse firmata la nuova Convenzione tra Governo e Comune per riprendere l’iter interrotto bruscamente. Men che meno poteva preventivare che il pianeta sarebbe stato sconvolto dal Covid. L’emergenza sanitaria ha comportato nuovi, pesanti ritardi, dovuti anche ad effetti collaterali, come la difficoltà di reperire materie prime e lungaggini delle ditte incaricate dei lavori che faticano a rispettare i cronoprogrammi. 


Conseguenza: ad oggi non solo nessuno dei cantieri progettati e finanziati nel 2018 è venuto alla luce, ma nemmeno vede lo striscione di metà corsa. L’ultima rivisitazione dei tempi è stata formulata per via XXIX Settembre dove, a causa di un focolaio tra le maestranze e difficoltà nelle consegne da parte dei fornitori, la ditta ha chiesto e ottenuto 70 giorni in più per realizzare il nuovo boulevard con vista mare, che non verrà alla luce prima del 22 novembre prossimo, quando originariamente i lavori da 1.060.000 euro si sarebbero dovuti concludere in 28 mesi (progettazione inclusa), dunque nell’agosto 2020. Viaggia con oltre un anno di ritardo sulla tabella di marcia anche il restyling degli Archi, che ha richiesto quasi 2 milioni: il lockdown prima ha bloccato l’edilizia, poi ha dilatato costi e tempi. In corso d’opera si è resa necessaria una variante da 222mila euro per lavori extra, dopo il rinvenimento di cisterne cariche di idrocarburi inquinanti e criticità anche nella demolizione del marciapiede sul lato opposto ai portici. Ottenuta una proroga di 90 giorni, la nuova deadline slitta al 28 febbraio 2023.

In teoria dovevano chiudersi nell’estate 2020 pure i lavori in piazza del Crocifisso (800mila euro), rallentati anche da imprevisti nei sottoservizi, tutti da rifare: si spera di consegnare l’opera entro l’anno, ma è durissima. La decisione di alcuni condomini di ricorrere al superbonus 110% ha determinato una battuta d’arresto per la rinascita del quartiere ex Iacp di via Marchetti (4,9 milioni) che l’Erap, soggetto attuatore, stimava di eseguire in 32 mesi: se ne riparlerà l’anno prossimo, forse. E se per l’autostazione all’ex Verrocchio (4,2 milioni) lo studio di architettura Sardellini-Marasca (fresco vincitore del premio internazionale The Plan) confida in un’accelerazione repentina, sperando di perfezionare l’opera già nel 2022, il complesso ex Dreher resta nel limbo del nuovo progetto esecutivo, ancora da approvare, reso necessario dal rinvenimento di una fornace dell’800 meritevole di tutela. E pensare che nel 2018 si sognava di realizzare l’ingresso al parco Grande frana alla Palombella (costo: 1,3 milioni) entro il febbraio scorso. 

 

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