Roberto si racconta: «Cambio vita
vado a pulire nel palazzone della paura»

Roberto si racconta: «Cambio vita vado a pulire nel palazzone della paura»
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Mercoledì 26 Settembre 2018, 06:05

ANCONA - Vedere in tv quel palazzone lugubre, dove i bambini giocano tra i rifiuti in strada, gli ha mosso qualcosa dentro, uno slancio a darsi da fare, senza badare a frontiere e pregiudizi. Senza impaurirsi davanti al palazzone della paura. Roberto Minnozzi si ricordava dell’Hotel House di tanti anni fa, quand’era ragazzo, e ha deciso di non stare più a guardare. Dopo la visita del ministro degli Interni Matteo Salvini l’Hotel House ha un nuovo “tuttofare” volontario che quotidianamente gira nei piazzali e tra i piani del condominio con scopa e paletta tra le mani. Minnozzi, 52enne di Ancona, in pensione a seguito di un incidente stradale avvenuto un anno fa, si è trasferito a Porto Recanati con tanta voglia di ripulire quel condominio dove ha trascorso intere stagioni estive con gli amici. 

 

Da una decina di giorni l’uomo si è trasferito definitivamente nel palazzone multietnico ed è già ben voluto da tutti i residenti del maxicondominio.  «Faccio quello che gli italiani non vogliono fare - esordisce Roberto che ci accoglie con la scopa in mano nei giardini del piazzale laterale adibiti a parco giochi - Dalla visita del ministro ho deciso di fermarmi in pianta stabile qui. Ci venivo negli anni ‘70 e ‘80 ed era una meraviglia. Adesso è un altro mondo. Ho trovato un furgone Mercedes nuovo abbandonato nel piazzale completamente aperto. L’ho adibito a casa. Meglio dormire in macchina che in uno degli appartamenti degli ultimi piani».

Roberto racconta la sua giornata tipo all’ombra del palazzone-mappamondo, teatro spesso di situazioni che sconfinano nell’illecito. «Ho una piccola pensione di invalidità e voglio rendermi utile per quello che posso fare. Qui c’è tanto da pulire e ho deciso di iniziare io visto che ho tempo. Il fine settimana mi aiutano anche i residenti che non lavorano. C’è gente di tutte le nazionalità che porta via la spazzatura e pulisce con me le aree comuni. Sono tutti extracomunitari perché gli italiani questi lavori non li vogliono fare». Roberto spiega la sua decisione coraggiosa. 
«Ho visto alcune immagini in cui i bambini giocavano tra la spazzatura. Questo non lo tollero, mi vergogno di essere italiano. Non è ammissibile che si permetta una cosa del genere. Così ho deciso di rimanere e darmi da fare. Ho trovato subito accoglienza contrariamente a quanto ci si aspetta dall’Hotel House. I primi giorni tutti mi guardavano sbalorditi, pensavano addirittura fossi uno spazzino del Comune. Niente di tutto questo, io non prendo nulla da nessuno e non voglio nulla. Sia a pranzo che a cena i commercianti dell’House mi fanno mangiare e a me basta. Poi mi ritiro nel furgoncino e se ne parla la mattina dopo. C’è anche chi mi ospita a casa per la doccia». 

Roberto inizia la sua giornata presto e va avanti fino a tardo pomeriggio. «Di prima mattina controllo che intorno alla pensilina dove vanno a prendere i pulmini i bambini sia tutto pulito; poi continuo nelle altre zone. Qui non si finisce mai, per pulire ci vorranno anni. Ho sempre fatto lavori manuali, dal carrozziere al muratore. Non ho paura del freddo o del caldo. È stata una scelta di vita. Non sono un folle, ma uno che ci crede», tiene a sottolineare prima di tornare al lavoro.

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