L'artigiano Andrea David: «Porta a porta e fantasia, dal nulla gli abiti vintage»

L'artigiano Andrea David: «Porta a porta e fantasia, dal nulla gli abiti vintage»
L'artigiano Andrea David: «Porta a porta e fantasia, dal nulla gli abiti vintage»
di Lucilla Niccolini
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Domenica 25 Febbraio 2024, 04:00 - Ultimo aggiornamento: 17:39

ANCONA _ A come alternativo, come artigiano. Come Andrea David. Classe 1955, figlio del suo tempo, ha scelto, una volta spenti i fuochi ribelli e l’impegno politico dell’adolescenza, alla fine degli anni ‘70, di restare libero. Mentre i coetanei ripiegavano sul posto fisso, ha continuato a dare voce, e mani, alla fantasia. E s’è inventato un mestiere: artigiano della pelle. «Quasi per caso, per accelerare le pratiche burocratiche della licenza per “La Congrega”, negozio di abiti vintage creato dal nulla, con mia sorella, suo marito, e altri amici». La sua bottega in via degli Orefici, l’altro ieri, ha chiuso i battenti, con un’affollata festa d’addio, tra il rimpianto dei clienti affezionati, non solo anconetani.

La vetrina

Andrea allarga le mani dalle lunghe dita, e prova a stenderle. «Qualche nocca in disuso, effetto collaterale del mestiere che ho fatto.

Dico basta, ho dato». Davanti a quella vetrina, da quasi quarant'anni affollata di borse e cinte fatte a mano, chi non si è mai incantato ad ammirare le sue creazioni, tra tappeti etnici e souvenir, ricordi dei suoi viaggi? «Ma il tempo passa, mi ritiro. Semmai potrò insegnare, a chi vuole, quello che ho imparato». Poi, questo spilungone con gli occhiali, cui la canizie non ha tolto il fascino del ragazzo capellone che fu, aggiunge: «Voglio dedicarmi a una missione che coltivo da qualche tempo». Lo dice ridendo, come fosse una battuta: «Mi sono inventato, con Leonardo Cemak, il Fronte di Liberazione Piante, per liberare le querce dall’edera infestante. Attaccate dai rampicanti, si seccano ai bordi delle strade. Speriamo solo che non ci arrestino, trovandoci armati di una roncola in aperta campagna».

Il fortino

In aperta campagna, Andrea è cresciuto. O quasi. «Ho vissuto l’infanzia in via Sanzio, quando attorno c’erano solo campi. Scorrazzavo libero, a cacciare le lucertole e a far volare le zizze legate a un filo». Papà Marino e mamma Luciana erano venuti ad abitarci appena sposati. Con loro, Enrico e Vera Grossi, i genitori della madre. «Nonno Enrico, a capo della Squadra Rialzo delle ferrovie, mi ha insegnato a leggere e a scrivere. Mamma Luciana tagliava e cuciva in casa per la famiglia. Il mobile della sua macchina da cucire era il mio fortino». Il padre, che era stato preso prigioniero dagli Inglesi a Tobruk, aveva aperto una delle prime fabbriche di luci al neon di Ancona.

La musica

«Aveva visto un po’ di mondo, aveva lo sguardo lungo sul futuro». L’adolescenza fa scoprire ad Andrea i Beatles, e la musica rock. «Fine anni ‘60: con gli amici, passavo i pomeriggi alla Standa, a cercare vinili». Ragioneria al Benincasa. «L’estate dopo il terremoto andavo a proporre, porta a porta, le enciclopedie dei Fratelli Fabbri editori in provincia di Macerata. Sapevo vendere, e ho conosciuto persone molto interessanti, come Ivo Pannaggi». Poi, l’università. «Abbandonata l’idea di iscrivermi a Sociologia, a Urbino, ripiegai su Economia, ad Ancona. Due anni con borse di studio». E tante idee e iniziative, politiche e non. «Domenico Polidoro mi coinvolse nel Centro Universitario Teatrale, con cui organizzammo il Nuovo Canzoniere Italiano, al Palaveneto, in collaborazione col Brogliaccio. Ogni spettacolo sold out: Giovanna Marini, Ivan Della Mea, poi Pino Daniele, con James Senese e Tony Esposito. Infine, Guccini, il nostro idolo». Poi, il Centofiori, «una sorta di centro sociale, nel Magazzino della carta a via Saffi, dove Bruno Mabilia ci dava consigli su come allestire spettacoli amatoriali».

Il successo

Alternativi, come la scelta di andare a vivere in campagna, prima a San Biagio di Osimo, poi sotto il Cònero, con Rita, la compagna di sempre, che intanto si era laureata in Psicologia a Padova, la sorella Valeria col marito Giancarlo, e gli amici Adriano e Nadia. «Gli stessi con cui ho creato la Congrega, il primo negozio ad Ancona di abbigliamento vintage. Un successo». Al piano terra di un palazzo terremotato, tra salopette di jeans e fusciacche, Andrea porta la macchina per cucire la pelle, che il padre, imprenditore nato, aveva comprato per un’altra impresa, in cui fabbricava guanti da lavoro. «Autodidatta, ci ho lavorato per trent'anni». E adesso insegue un’altra missione. Alternativa, come tutto nella sua vita.

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