In tre contro uno, picchiavano ragazzini come in Fight Club: «Ti ammazziamo e ti buttiamo dentro un sacco»

Sui pestaggi ha indagato la polizia
Sui pestaggi ha indagato la polizia
di Federica Serfilippi
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Venerdì 11 Febbraio 2022, 03:05 - Ultimo aggiornamento: 13:43

ANCONA - A uno dei tanti ragazzini presi di mira avrebbero mostrato delle sbarre di ferro per poi dirgli: «Ti picchiamo con quelle, ti ammazziamo e poi ti mettiamo dentro a dei sacchi». Un altro, che ha denunciato atti persecutori e diversi episodi di estorsione, sarebbe stato sfidato al Piano dal bulletto di turno: «Qui non ci sono telecamere, ti posso menare per bene oppure vuoi che lo faccia davanti a tutti?».

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Su un bus un ragazzo sarebbe stato affrontato a muso duro solo perché aveva intimato a un passeggero di abbassare la voce: «A chi dici silenzio? Se lo dici un’altra volta ti taglio la testa». E poi, le percosse in piazza Malatesta nei confronti dell’ennesimo obiettivo: mentre due lo picchiavano e gli sputavano addosso – questa l’accusa della procura – un terzo incitava alla violenza come in una scena alla Fight Club. 


«Devo guardarmi sempre intorno» aveva raccontato agli agenti della Squadra Mobile la vittima, un ragazzino di 17 anni, descrivendo gli strascichi della violenza subita in uno dei punti di ritrovo dei bulletti. Quei bulletti che sono finiti davanti al giudice del Tribunale dei Minorenni. Si tratta di 6 ragazzi e di una ragazza (tra i 17 e i 20 anni, tutti residenti ad Ancona) arrivati alla fase dell’udienza preliminare. In quattro hanno già preannunciato di richiedere l’ammissione alla messa alla prova, un percorso rieducativo che farebbe evitare loro il processo, se l’iter dovesse essere giudicato positivamente dal giudice. Nel branco rientra anche un 20enne di origine rom che si trova attualmente relegato in comunità per un progetto di messa alla prova. È stato varato dal giudice dopo l’arresto avvenuto nell’ottobre del 2020 per i reati di stalking e ed estorsione.

Nel nuovo procedimento, nato da una “costola” dell’inchiesta che lo aveva portato in manette assieme ad altri quattro ragazzi, deve rispondere di minacce e violenza privata nei confronti di tre diversi ragazzini. Uno, ormai 19enne, sarebbe stato costretto a chiedere una sorta di perdono, essendo stato giudicato come responsabile dell’espulsione da scuola del 20enne: «Adesso tu ti metti in ginocchio e mi chiedi scusa e per me ‘sta cosa è finita», gli disse. Tra le vittime dei bulletti la Procura dei Minori, coordinata dalla dottoressa Giovanna Lebboroni, ha indicato anche una mamma, intervenuta a fine 2019 a piazza d’Armi, poco lontano dalle giostre, per difendere il figlio dalle botte. Il tenore delle minacce ricevute: «Vuoi un pugno anche te? Non scappare, vieni qui e ti facciamo vedere di cosa siamo capaci, fai venire tuo marito che lo lasciamo per terra». E ancora: «Nostro padre è il più forte», riferendosi all’appartenenza rom della famiglia. 


Un 18enne, minacciato in un’occasione («non mi guardare, ti stacco la testa»), aveva dichiarato agli agenti della Mobile: «Tre quarti della gente non esce più in città per non avere problemi». Il riferimento non era solo al gruppo finito ora in aula, ma anche ai cinque arrestati nell’ottobre del 2020. Alcuni, come il 20enne rom, stanno in comunità per la messa alla prova. Ad altri, entrambi 18enni, è stato revocato il progetto rieducativo: uno è già stato condannato a due anni e otto mesi, un altro deve affrontare il processo il 15 febbraio. 

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