Non c'è pace per il bar del Duomo, nuovo stop. Il gestore: «Clausola a sorpresa del Comune, così non firmo»

Sabato 23 Ottobre 2021 di Andrea Maccarone
Il cantiere infinito del Bar del Duomo

ANCONA - Non c’è pace per il bar del Duomo. Le sorti della riapertura, e prima ancora della ripresa del cantiere, sono di nuovo in bilico. Una clausola dell’accordo di concessione che il Comune ha consegnato al gestore Antonio Ambrosio, titolare del ristorante Il Giardino, ha rimesso tutto in discussione. Secondo quanto riferisce l’imprenditore, infatti, la clausola in questione, facente parte del documento contrattuale, darebbe al Comune la possibilità di rientrare in possesso del bene immobile in qualsiasi momento.

 
Ad Ambrosio è bastato uno sguardo su quelle righe incriminate per bloccare tutto. Una doccia fredda per il ristoratore che aveva già programmato la ripresa del cantiere per ottobre. «A quelle condizioni non firmo niente - sbotta Ambrosio -. Io faccio i lavori e domani l’amministrazione comunale può mandarmi via? Non esiste. O viene cambiata quella postilla o non vado avanti». La posizione dell’imprenditore è quanto mai granitica. «Tutti sanno quanto io tenga a quel posto - prosegue - e vorrei tanto ridarlo agli anconetani. Ma non posso rischiare. Mi dispiace tantissimo». E pensare che Ambrosio, una volta ricevuto l’ok dal Comune per la concessione venticinquennale aveva già richiamato all’ordine la ditta che stava seguendo i lavori di ristrutturazione. La road map che aveva stilato prevedeva la ripresa del cantiere tra ottobre e novembre e la riapertura del Bar del Duomo a luglio 2022. «Impossibile ormai - commenta Ambrosio -, salta tutto. Ci vorranno anni adesso, tra burocrazia e altro. Sono veramente stanco». 


La rinascita del bar del Duomo somiglia più a un’odissea iniziata proprio in questo giorno di 8 anni fa. Nel 2013 Ambrosio subentra alla vecchia società che gestiva il locale. Ma ancora prima di dare il via ai lavori di ristrutturazione arriva la prima bega: il diniego da parte della Provincia di una sanatoria per una veranda che stava lì da almeno 30 anni. Poi, quando finalmente la veranda viene demolita e possono iniziare i lavori nel maggio del 2016, ecco che durante i sondaggi richiesti dalla Soprintendenza affiorano dal terreno tre diverse pavimentazioni originali in cotto e frammenti di parti murarie della chiesa sorta sul colle del Guasco nel XIII secolo. 


Tutto fermo, ovviamente, con la Soprintendenza che mette i paletti: per riaprire occorre traslare in un’area attigua la costruzione del locale bar-ristorante. Così Ambrosio corre ai ripari una seconda volta. Cambia il progetto iniziale e fa prevedere due locali separati, con altrettanti accessi. Quello attiguo al bar sarà deputato a preservare i resti della chiesa e resi fruibili al pubblico. Progetto accettato. Ma a questo punto l’imprenditore chiede una concessione di 25 anni per rientrare delle spese lievitate vertiginosamente, contro i 12 previsti dal bando iniziale. Un’altra attesa che finalmente sembra concludersi a luglio di quest’anno, quando la giunta comunale accetta le condizioni di Ambrosio. Ma quando arriva il contratto per la concessione, ecco la sorpresa. E fine dei festeggiamenti, almeno per ora.

 

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