Il baby bullo rom nel mirino della Procura: basta con la droga o scatta il processo

Il baby bullo rom nel mirino della Procura: basta con la doga o scatta il processo
Il baby bullo rom nel mirino della Procura: basta con la doga o scatta il processo
di Federica Serfilippi
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Mercoledì 17 Novembre 2021, 11:00

ANCONA - Ancora poco più di un mese per conoscere il suo destino. È pendente la revoca di messa alla prova presentata dalla procura minorile nei confronti del 18enne di origine rom arrestato nell’ottobre del 2020 dalla Squadra Mobile assieme ad altri ragazzi con l’accusa di aver minacciato e perseguitato dei coetanei, tra botte e richieste di denaro.

Al giovane, diventato maggiorenne da poco, il Tribunale aveva concesso un percorso di 18 mesi da passare in comunità per portare avanti attività rieducative. 

L’intoppo 

L’annullamento della misura alternativa alla definizione del procedimento era sta stata chiesta dalla procura dopo la notizia dell’allontanamento non autorizzato del 18enne dalla comunità (si trova in Emilia Romagna) e la ripetuta positività ai test tossicologici. Ieri mattina, il giudice Laura Seveso avrebbe dovuto esprimersi in merito alla richiesta della pubblica accusa ma l’udienza è stata rinviata al 21 dicembre. Questo perché a distanza dall’ultimo confronto avvenuto il 19 ottobre tra il tribunale, i servizi sociali e il difensore del ragazzo non sarebbe ancora stata trovata una struttura terapeutica più corrispondente ai suoi bisogni e alla necessità di disintossicazione. Una realtà che potrebbe metterlo nelle condizioni di portare avanti il percorso stabilito dal tribunale. 


Inoltre, il giudice ha chiesto al Sert una descrizione dettagliata della situazione del ragazzo. Se si arrivasse alla revoca della Map, il 18enne dovrà affrontare il processo. Seguirebbe lo stesso destino di un suo coetaneo, anche lui finito in manette per la stessa inchiesta, aperta per stalking ed estorsione. Si tratta di un anconetano che dovrà difendersi dalle accuse il prossimo 7 dicembre. La messa alla prova è stata revocata dopo la decisione del ragazzo di abbandonare, pochi mesi dopo aver raggiunto la maggiore età, la comunità dove era stato collocato. Altri due giovani, arrestati con le stesse accuse, stanno invece portando avanti la Map in comunità. I legali delle parti offese, Laura Versace ed Arianna Benni, hanno ieri sollecitato le comunità e i servizi sociali a controlli più stringenti sui ragazzi beneficiari della messa alla prova.

Alcuni episodi di violenza contestati dalla procura, tra il 2018 e il 2020, sarebbero avvenuti in varie zone della città ma anche all’esterno del Podesti Calzecchi Onesti. La stessa scuola di dieci studenti (alcuni ex) che rischiano di finire a processo per vari episodi accaduti tra il 2018 e il 2019: vandalismi, bestemmie, minacce, musica a tutto volume ascoltata in classe e una sedia data alle fiamme nel bagno riservato ai disabili. 

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