La mamma coraggio che vuole portare i City Angels: «Adesso ci pedinano per farci paura, ma non ci arrendiamo ai bulli»

La mamma coraggio che vuole portare i City Angels: «Adesso ci pedinano per farci paura, ma non ci arrendiamo ai bulli»
La mamma coraggio che vuole portare i City Angels: «Adesso ci pedinano per farci paura, ma non ci arrendiamo ai bulli»
di Teodora Stefanelli
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Martedì 21 Dicembre 2021, 05:30 - Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre, 08:39

ANCONA - «Ci hanno pedinati per ben due volte, prima al supermercato e poi al centro commerciale. Ero con mio marito quando, ad un certo punto, ho sentito una presenza alle spalle. È stata una bruttissima sensazione. Mi sono voltata e ho notato un ragazzo. L’ho visto e lui ha visto me. Si è svolto tutto in una frazione di secondo. Indossava degli orecchini e aveva il sopracciglio tagliato. Non lo conosco, non so chi sia, ma è sicuramente giovane». La mamma-coraggio decisa a portare i City Angels ad Ancona introduce un nuovo e inquietante particolare nell’odissea che sta vivendo con il figlio. 

L’angoscia 

Dopo le minacce di morte subite sui social, questo fine settimana sono arrivati i pedinamenti. «Hanno smesso di fare storie su Instagram. Adesso iniziano a seguirci e ad intimorirci». Una brutta esperienza vissuta in due giorni distinti. Prima sabato in un supermercato e poi domenica al centro commerciale. Marito e moglie si sono accorti subito che qualcosa non andava e tutte e due le volte sono immediatamente usciti all’esterno imboccando il parcheggio: «Ci siamo allontanati e saliti in macchina velocemente per tornare dritti a casa. Naturalmente ho segnalato la cosa alla polizia. Il messaggio è chiaro: finiscila di parlare o ti facciamo stare in silenzio noi. Voglio però che sia limpido che io non mi fermo e non mi fermerò mai. Ci sono tanti genitori nella mia stessa condizione e vorrei che venissero fuori e facessero sentire anche loro la propria voce». Intanto gli investigatori sono al lavoro per risalire all’identità dei responsabili di aggressioni e minacce al figlio 17enne, accerchiato e picchiato in tre occasioni. Gli episodi sono stati tutti denunciati alle forze dell’ordine. Venerdì scorso Patrizia è stata convocata in questura. La sua speranza è di avere risposte quanto prima: «Il questore ci ha rassicurato, dicendoci di aspettare. Per ora però tutto tace, non abbiamo ancora nessuna risposta concreta e intanto i ragazzi sono passati ai pedinamenti. Con la loro prepotenza vogliono farci capire che sono più forti di noi e che non dobbiamo parlare, altrimenti per noi finisce male». 

La paura 

Dopo le denunce e i tanti appelli attraverso i media erano arrivate le minacce di morte da parte del branco. «Parlano troppo, alla mamma e al figlio rompic... taglieremo la gola». Così avevano scritto sui social per poi cancellare tutto quanto poco tempo dopo. La prima aggressione al figlio di Patrizia risale alla Notte Bianca del 2019 quando aveva solo 14 anni. Poi nel settembre scorso il ragazzo era stato picchiato e rapinato nei bagni di piazza Roma da due giovani e infine l’ultima aggressione sabato 4 dicembre in piazza Ugo Bassi quando in due l’hanno preso a calci e pugni, colpendolo alla testa con una cassa bluetooth. Nel frattempo gli altri stavano a guardare. Di questo gruppo di ragazzini terribili, stando al racconto della mamma, «farebbero parte 150 persone». Il ragazzo vittima del raid non ha reagito e ne è uscito con il naso rotto e vari traumi. È stato dimesso dall’ospedale con 30 giorni di prognosi.

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