Autovelox, il Comitato degli automobilisti fa ricorso al capo dello Stato: «Illegittimo il decreto prefettizio»

L'autovelox in via Primo Maggio
L'autovelox in via Primo Maggio
di Stefano Rispoli
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Mercoledì 14 Luglio 2021, 09:46

ANCONA - «Quelle strade non sono così pericolose, gli autovelox sono illegittimi». È la sintesi del ricorso straordinario al presidente della Repubblica depositato da un Comitato di automobilisti che da anni conduce una strenua battaglia contro i rilevatori elettronici della velocità, visti come uno strumento “per fare cassa” a disposizione dei Comuni più che un deterrente contro i furbetti dell’acceleratore.

Il ricorso contro il Ministero degli Interni, la Prefettura di Ancona e la Polizia stradale dorica si concentra sul decreto prefettizio del 6 marzo scorso (e di tutti gli atti connessi, inclusi i pareri resi dalla Polstrada di Ancona il 30 settembre e il 16 dicembre 2020) con cui si autorizza il posizionamento di autovelox con accesso remoto su 32 tratti di strade statali, regionali, provinciali e comunali dell’Anconetano, tra cui le strade comunali di tipo “D” (la Flaminia tra piazza Rosselli e via Conca, via Bocconi, l’asse nord-sud, via 1° Maggio e via Albertini). 

Il Comitato contesta la violazione di legge, l’eccesso di potere, la falsità di presupposti di fatto e di diritto, il difetto di istruttoria, la perplessità della motivazione e la contraddittorietà manifesta del decreto prefettizio che, in sostanza, non rispetterebbe i criteri stabiliti nelle due circolari ministeriali (la Maroni del 2009 e la Minniti del 2017) sulla regolamentazione degli autovelox, emesse per «favorire un impiego diffuso della tecnologia non esclusivamente a fini sanzionatori, ma in modo coerente con l’obiettivo di ridurre drasticamente gli incidenti». Il punto è proprio questo: le 32 strade individuate dalla Prefettura dorica non sarebbero così pericolose da giustificare i velox già esistenti e l’installazione di nuovi. La circolare Minniti, infatti, individua due inderogabili elementi-cardine per consentire l’attivazione di rilevatori di velocità: l’elevato livello di incidentalità misurata nell’ultimo quinquennio nel tratto interessato o nelle immediate vicinanze (con l’indicazione, per ciascun sinistro, delle presumibili cause) e la documentata impossibilità o difficoltà di procedere alla contestazione immediata. Secondo il Comitato, nel decreto prefettizio di marzo «è riscontrabile una sistematica violazione dei protocolli definiti da entrambe le circolari ministeriali di riferimento», anche per «il totale difetto dei presupposti e la carenza assoluta dell’attività istruttoria» perché spesso mancherebbero riferimenti chilometrici per l’esatta localizzazione degli incidenti avvenuti nel 2019. In generale, il Comitato contesta la pericolosità di certe strade, come l’intero tratto anconetano della Ss16 dove nel 2019 - secondo i dati Istat - si sono verificati 132 incidenti (non 137 come dichiarato dalla Polstrada di Ancona nel parere del settembre 2020) di cui però solo 35 (con 66 feriti e nessun decesso) sarebbero riconducibili all’eccesso di velocità o a sorpassi azzardati. Non giustificherebbe la presenza o l’accensione di nuovi velocar neppure il numero di incidenti avvenuti nel 2019 sulle strade comunali del capoluogo (13 sull’asse nord-sud, 11 in via Albertini, 11 in via 1° Maggio, 4 in via Bocconi) che si ridurrebbero a 4 in tutto (con 5 feriti e nessun decesso) prendendo in considerazione solo il mancato rispetto della velocità. Nel mirino del Comitato, anche la Sp3 Val Musone (con 20 incidenti nel 2019), la Sp 12 Corinaldese (17) e la Sp 361 Settempedana (23) per la mancanza di riferimenti chilometrici per l’esatta localizzazione dei sinistri, oltre alle Sp 24 Bellaluce (2 incidenti) e la Sp 502 Cingoli (4) il cui dato infortunistico aveva spinto la stessa Polstrada di Ancona, nel parere del settembre 2020, a dubitare della necessità di autovelox. 

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