S'invaghisce del conducente e lo tormenta sul bus: «Io conosco tua moglie». Insulti e minacce: condannata la spasimante

Martedì 8 Febbraio 2022 di Federica Serfilippi
La donna è stata condannata per aver tormentato il conducente di un bus

ANCONA - Era salita su un mezzo Conerobus per poi importunare l’autista, tra insulti, minacce e l’allusione a una storia d’amore del tutto inesistente. Il conducente, spazientito, aveva dovuto fermare il bus e chiamare i carabinieri, in mezzo allo sconcerto degli altri passeggeri. È questo lo scenario che ha portato a processo un’anconetana di 62 anni, di fatto senza fissa dimora.

 

La donna, per l’episodio accaduto la sera dell’8 giugno 2019 lungo via Tavernelle, doveva rispondere di interruzione di pubblico servizio. Ieri, il giudice monocratico Tiziana Fancello l’ha condannata a scontare un mese di reclusione, pena sospesa. Era difesa d’ufficio dall’avvocato Francesco Conti. 


Si è arrivati a sentenza dopo l’audizione della parte offesa, autista Conerobus che non si è voluto costituire parte civile. Ieri ha raccontato come l’imputata «prendesse spesso il bus che conducevo», indipendentemente dalla tratta assegnata all’autista. Dunque, almeno di vista, imputata e parte lesa si conoscevano. L’episodio contestato era avvenuto sulla linea 44. «E’ salita e mi ha detto: “Ora con te chiudo tutti i conti”» ha raccontato l’autista, riportando le parole della 62enne che, in un primo momento, si era sistemata accanto a lui, in piedi, poi sul sedile del bus. All’improvviso, la piazzata davanti agli altri utenti: «Ti sei comportato male, io conosco tua moglie», avrebbe detto la donna, pronunciando anche una serie di insulti, alludendo a una fantomatica relazione avuta con il conducente.
Quest’ultimo aveva provato inizialmente a ribattere, poi era stato costretto a fermare il bus, mostrando anche all’imputata la fede del matrimonio in modo da farla desistere.

Tra le proteste dei passeggeri, erano arrivati i carabinieri per identificare la donna, calmare le acque e denunciarla. In udienza è emerso come prima del fatto, l’autista avesse ricevuto a casa due lettere, presumibilmente inviate dall’imputata. Erano contenute frasi allusive e di scredito nei confronti del povero conducente, preso di mira senza motivo. Come emerso in aula, la 62enne avrebbe anche gettato fango sull’autista, parlando male di lui ai suoi colleghi, durante le corse in bus. 

 

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