Ancona, per l’arredo appena 2.500 euro: mini lifting alle fioriere horror
invece di farle sparire dal Corso

Per l arredo appena 2.500 euro mini lifting alle fioriere horror invece di farle sparire dal Corso
Per l’arredo appena 2.500 euro mini lifting alle fioriere horror invece di farle sparire dal Corso
di Maria Cristina Benedetti
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Venerdì 9 Dicembre 2022, 05:20 - Ultimo aggiornamento: 11:05

ANCONA  - Sguarniti, quei grandi vasi sono colmi di mozziconi di sigarette e di rifiuti. Il verde rigoglioso che avrebbero dovuto accogliere resta solo una promessa tradita. La negazione del paradigma del decoro. Così, prima di intrecciare la trama del futuro sulla direttrice pedonale che si allunga tra le piazze Repubblica-Cavour, verrebbe da forzare la mano e non prescindere da un passaggio obbligato. Un altro. Dopo l’uscita di scena delle due isole tecnologiche, all’alba dello scorso 7 agosto, ora via anche quelle fioriere, ultimo baluardo della sciatteria urbana.

Un nulla di fatto a leggere tra le righe di una recente delibera del Comune. Con un mini-investimento, da appena 2.500 euro, invece di farle sparire dai radar e soprattutto da corso Garibaldi, quell’ordinanza decide a favore di un intervento-tampone. 


L’ordinanza 


Alla ricerca dell’ornamento perduto, e con il cartellone di Natale che già fa scintille, a Palazzo del Popolo si è scelto di prendersi cura del verde, affidando alla ditta specializzata Ciavattini Garden il compito di sostituire le piante secche o strappate dai moti dell’inciviltà. Là, nel cuore della città. 


La fascinazione


Silenzio. Resta lettera morta il teorema di garbo e compostezza che i creatori di spazi e fattezze tentarono di definire, il giorno successivo alla caduta sul campo di isole e panchine hi-tech. La fascinazione del vuoto era l’elemento che allora segnò il pensiero di Anita Sardellini: «Si può anche non mettere nulla. L’importante - fu il suo proclama - è pulire. Via quelle fioriere, sono sproporzionate». Nessun orpello e tanta pratica, era la sua contromossa: «Lavorerei sull’armonizzazione». Lei, che ha acceso di luce nuova il waterfront, sa come disinnescare le ombre. Vittoria Ribighini ebbe pochi dubbi sul da farsi: «Andrebbero eliminate, subito. Poi si potrà pensare all’avvenire, con un progetto coordinato». L’architetto, che da sempre mette in vetrina l’essenza delle forme, invitava all’assunzione di responsabilità: «La sciatteria porta sciatteria». Non avrebbe disdegnato un piano armonico «per garantire un vestito ambientalista alla Dorica». Il suo ragionamento green s’era spinto fino a proporre piante che assorbono l’inquinamento: «Questo - era la sua convinzione - servirebbe in un luogo come Ancona con le emissioni del porto che ci invadono». Per lei non occorrevano grandi cose. Semplice e lineare.


La formula


Senso e significato era la formula proposta dall’urbanista Vittorio Salmoni: «Non è detto che uno spazio abbia necessità d’essere riempito. Va innanzitutto studiato». Procedeva al motto: «No a interventi sporadici e spontanei». Per tutti valeva la stessa sintesi: un disegno integrato per popolare di beltà i paesaggisti urbani. Semplice davvero. 

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