L’App immuni? Un flop. La scaricano (per ora) due anconetani su dieci

Venerdì 9 Ottobre 2020 di Stefano Rispoli
L App immuni? Un flop. La scaricano (per ora) due anconetani su dieci

ANCONA  - La curva di Immuni segue quella dei contagi: più questi aumentano, più crescono i download dell’app inventata per il tracciamento del Coronavirus.

 

Secondo le ultime informazioni diffuse dal Ministero della Salute (6 ottobre) sono 7,4 milioni i device che hanno scaricato l’applicazione, 216mila in più in un giorno, con oltre 6700 notifiche inviate e 378 utenti positivi che hanno caricato i propri codici, consentendo di allertare le persone con cui sono entrate in contatto. Il Governo ha deciso di prorogare a tutto il 2021 l’uso di Immuni (inizialmente previsto fino a dicembre) che da metà ottobre dovrebbe entrare in connessione con le piattaforme di contact tracing di altri Paesi europei. Il problema è che la diffusione dell’app è ancora troppo bassa per renderla davvero utile. 

Stando al dato più aggiornato (30 settembre), neanche due anconetani su 10 l’hanno installata sul cellulare: la percentuale si aggira attorno al 14%, in linea con il trend marchigiano (14,7%) e del centro Italia, anche se la media nazionale si attesta al 12,5% tra picchi in positivo (Toscana: 15,7%) e in negativo (Sicilia: 7,8%). «Gli esperti sostengono che l’app sarebbe davvero utile se la scaricassero almeno il 60-70% degli italiani perché a quel punto la tracciabilità sarebbe effettiva, ma così purtroppo non ha senso» dice il professor Andrea Giacometti, primario della clinica di Malattie infettive di Torrette, che Immuni l’ha installata sul suo smartphone «ma ogni volta che entro all’ospedale devo ricordarmi di disattivarla perché vengo a contatto con pazienti positivi al Covid. Noto tanta diffidenza nei confronti di questo strumento: forse i politici dovrebbero fare più chiarezza sulle conseguenze del suo utilizzo perché la gente teme di essere “spiata” e di dover stare in quarantena 14 giorni se viene a contatto con un caso positivo».

In realtà, se un utente risulta positivo al Covid può scegliere se condividere i propri codici casuali sul server, così da avvertire i contatti recenti, tracciati via bluetooth, e avvisarli del potenziale rischio contagio. Chi riceve la notifica può decidere volontariamente (non c’è alcun obbligo) di seguire i consigli forniti dall’app, cioè contattare il medico di base. Insomma, nessuna costrizione: solo un invito al senso civico e alla responsabilità per proteggere la salute propria e degli altri. Resta il fatto che se le percentuali di download si manterranno modeste, l’efficacia dell’app resterà limitata. Sul fronte delle terapie anti-Covid, all’ospedale di Torrette proseguono le sperimentazioni. 
Detto che il Remdesivir è già stato approvato dall’Aifa e «4 pazienti a cui l’abbiamo somministrato hanno risposto bene nel giro di 48 ore, peccato solo che sia di difficile reperimento», si stanno valutando le potenzialità del Tofacitinib: «Abbiamo arruolato un paziente solo perché si tratta di un farmaco poco maneggevole, usato per l’artrite reumatoide, con tanti effetti collaterali e criteri di esclusione, come l’impossibilità di somministrarlo a soggetti over 65 o con patologie cardiovascolari» spiega il professor Giacometti. 


Alla terapia al plasma iperimmune, invece, sono stati sottoposti 15 pazienti tra gli ospedali di Torrette e Marche Nord: «Una signora di 93 è deceduta, ma gli altri 14 sono migliorati, anche se con tempistiche più lunghe rispetto al Remdesivir. La terapia prosegue, abbiamo avuto circa 140 donatori nelle Marche e grazie al plasma ricevuto potremo trattare un altro centinaio di casi». 

 

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